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Sabino Cassese (Corriere della Sera): «Partiti: sempre più lontani da elettori e governo»

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Non solo i partiti sono sempre più distanti dagli elettori, ma sono lontani anche dal governo. Lo sostiene e lo spiega Sabino Cassese, sottolineando come questo scollamento non riguardi solo l’Italia, ma si tratti piuttosto di un fenomeno diffuso che sta toccando anche altri Paesi.

«Meno di un quinto dei 131.760 iscritti al M5S ha deciso con il suo voto una svolta radicale, quella di iscrivere il Movimento al registro dei partiti, e di accedere al finanziamento pubblico (con il 2 per mille) e al finanziamento privato agevolato. Questa decisione» scrive nel suo editoriale sul Corriere della Sera «ha determinato l’orientamento di una forza politica che ha raccolto nelle elezioni politiche nazionali del 2018 quasi 11 milioni di voti e 339 parlamentari».

«Questo mostra su quali esili basi si fonda la nostra democrazia e spiega perché sia importante discutere meno del vertice (chi sarà il prossimo presidente della Repubblica) e più della rappresentanza. Allo scollamento tra Paese e partiti, si aggiunge quello tra Parlamento e governo di cui un indicatore significativo è dato dai 4.617 emendamenti presentati dai partiti che sostengono il governo al disegno di legge di Bilancio dello stesso governo di cui fanno parte».

«La crisi dei partiti e della rappresentanza che essi assicurano non è solo italiana. In Francia, Italia e Regno Unito, i loro iscritti rappresentano solo circa l’1 per cento della popolazione (il 2 per cento, se si prendono solo i maggiorenni). In Italia, la fuga dai partiti è stata ancora più vistosa: oggi il numero totale degli iscritti non sembra superiore a 7-800 mila, mentre nei primi anni della Repubblica, quando la popolazione italiana era di 46 milioni, i soli iscritti ai tre principali partiti erano circa 4 milioni. Alla fuga dai partiti si aggiunge la disaffezione al voto e quindi la fuga dalle urne».

«I partiti sono in crisi perché hanno abusato del loro potere: invece di essere tramite tra società e Stato, sono divenuti organi dello Stato. Dovevano essere lo strumento della democrazia statale, ma non sono democratici al loro interno. I vertici si limitano a fare una politica del giorno per giorno, ascoltando i sondaggi invece che gli iscritti, gli umori invece che gli orientamenti. C’è, quindi, una crisi della forma partito, e di conseguenza una crisi della rappresentanza da essi assicurata. Questa doppia crisi» conclude Cassese «alimenta da un lato culture politiche cesariste, dall’altro aspirazioni di democrazia diretta. Sarà possibile e con quali mezzi rivitalizzare la democrazia rappresentativa?».

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