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Roberto Carnero (Avvenire): «Ripresa: siamo capaci a reagire alle emergenze, ma non a programmare per il futuro»

«Si dice» scrive Roberto Cornero su Avvenire «che noi italiani siamo molto bravi nella reazione immediata alle difficoltà, mentre lo siamo un po’ meno nel programmare le cose in anticipo. La scuola al tempo del Covid-19 sembra confermare questa tesi. Quando alla fine di febbraio dell’anno scorso l’epidemia si diffuse rapidamente nel Paese, l’istituzione scolastica fu capace di rispondere prontamente all’emergenza, mettendo in campo qualcosa di assolutamente inedito, la didattica a distanza, e nel complesso il sistema fu capace di rispondere alla sfida. In vista dell’inizio del nuovo anno scolastico, si era provato ad attrezzarsi».

«Dirigenti scolastici e docenti avevano lavorato sodo per una riapertura in sicurezza, forse, però, non del tutto supportati dalla politica e dalle istituzioni. Oggi ci troviamo in una situazione analoga a quella dell’estate dello scorso anno: contagi e morti al minimo dall’inizio della pandemia. Ci sono tuttavia diverse ragioni per non essere tranquilli. Pare che la cosiddetta variante Delta del virus sia 8 volte più contagiosa di quella attualmente dominante. Mancano due mesi all’inizio del nuovo anno scolastico. Che cosa è stato fatto e che cosa no? Che cosa siamo ancora in tempo a fare?», prosegue.

«Alcune questioni riguardano il contesto di tutto ciò che ruota attorno alla scuola, per esempio e per primo, il tema della mobilità degli studenti. Altre concernono più da vicino l’organizzazione scolastica in quanto tale. Con classi di 30 alunni il distanziamento interpersonale è un’utopia. C’è poi il capitolo degli spazi e dell’edilizia scolastica. Infine, c’è quanto attiene alla responsabilità individuale di ogni insegnante. E qui è giusto rilanciare il sacrosanto appello del generale Figliuolo alla vaccinazione degli operatori scolastici: che più di 200mila non si siano ancora immunizzati è un dato grave e preoccupante».

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