Il richiamo di Mattarella alla solidarietà fatto durante la visita a una scuola elementare è il tema dell’editoriale del Corriere della Sera firmato da Carlo Verdelli: “Il presidente della nostra Repubblica – scrive – parlava ai piccoli nella speranza, forse, che anche i grandi intendessero. E i grandi sono il governo, i partiti, le associazioni di categoria, le istituzioni, i poteri forti e quelli furbi, tutti coloro insomma che reggono i fili di un Paese alle prese con una prova di portata storica. Che cosa possiamo fare per l’Italia del dopo tunnel? Come ce la immaginiamo, questa Italia che verrà, afflitta da un debito pubblico insostenibile, imprigionata da nodi cruciali irrisolti (dal fisco alla giustizia, per finire o cominciare dall’ambiente), ma beneficiata da un tesoretto europeo che ci offrirà l’occasione di recuperare il troppo tempo perduto, e non solo per colpa del Covid?
Il contrario dell’«aiutare» evocato da Mattarella non è ostacolare o contrastare. Il vero opposto è ignorare, trascurare, disfarsi del carico delle disuguaglianze invece di farsene carico. La differenza cruciale la fa l’indifferenza. Non si tratta di essere buoni, nel senso cattolico del termine, ma coscienti e responsabili, questo sì, che le scelte di questi mesi disegneranno il tipo di Paese che abiteremo per i prossimi decenni. E questo vale per le questioni nazionali ma anche per gli scenari più vasti, dove l’influenza che abbiamo riconquistato con la guida di Mario Draghi può giocare ruoli decisivi in partite altrettanto decisive. Il fatto che una parte di mondo, per lo più africana, sia ancora a zero vaccini, come documentato da questo giornale, è una disparità preoccupante dal punto di vista sanitario e angosciante da quello umanitario.
La foto del neonato marocchino salvato nel mare di Ceuta da un sub della Guardia civile spagnola («ho visto spuntare la testolina e ho pensato a una bambola») è soltanto l’ultima sconvolgente istantanea di una tragedia senza fine e senza confini, di fronte alla quale il nostro Continente si gioca la patente di democrazia, oltre a quella di civiltà. E noi dobbiamo avere voce in capitolo, se non altro per la posizione geografica da primo sbarco che occupiamo. Tra pretendere un’effettiva strategia comune di gestione e di accoglienza e fingere di non vedere, c’è di mezzo, appunto, il mare”.
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