Carlo Verdelli (Corriere della Sera): «Pandemia, giovani esposti a disagi psicologici insidiosi. Dobbiamo occuparci di questa generazione interrotta»

Carlo Verdelli sul Corriere della Sera mette l’accento sulle potenziali pesanti conseguenze psicologiche e sociali della pandemia sui giovani. «La verità – scrive – è che ci siamo illusi, abbiamo sperato, abbiamo fatto finta di credere che dal primo gennaio avremmo svoltato per diritto di calendario, che le scuole sarebbero state riaperte dopo la Befana, che la ricostruzione di uno dei Paesi più offesi dal virus avrebbe potuto finalmente cominciare».

«Ma gli anni non finiscono quando lo dice il calendario, e neppure le pandemie. Specie se si collabora col nemico: sette su dieci dei nuovi positivi in Italia, etichettati come contagi da “Covidpanettone”, sono il frutto malato di un calo collettivo di attenzione e di responsabilità. E le conseguenze, al di là del tragico bilancio sanitario, sono i solchi sempre più profondi che stanno erodendo le nostre residue certezze, con due fasce d’età più esposte a disagi psicologici insidiosi: gli anziani e i ragazzi».

«Per i primi, un più intollerabile di abbandono, nella vita di ogni giorno come nell’agonia solitaria in caso di Covid. Per i secondi, un pesantissimo meno di scambio sociale, relazioni consumate dal vivo, apprendimento in gruppo, sviluppo di capacità critica: una generazione interrotta sul più bello, mentre per legge di natura stava crescendo, sbocciando, sperimentando sulla pelle le fatiche ma anche le meraviglie del diventare grandi».

«Una generazione interrotta da noi più che altrove, visto che siamo stati tra i primi a sospendere le lezioni, il 3 marzo 2020, e saremo tra gli ultimi a ricominciarle in presenza. E forse non è un caso che si moltiplichino le risse da strada tra improvvisate bande rivali, quasi che la disabitudine alla convivenza fisica, a scuola come negli sport, stia accelerando l’effetto opposto: la contrapposizione rabbiosa, lo scontro al posto dell’incontro. Un magistrato milanese non ha escluso “la sofferenza acuita dal lockdown” per il caso dei due minorenni che si sono tagliati le estremità laterali delle labbra, alla Jocker, per provare, hanno detto, “ad alzare la soglia del dolore”».

«Mettere i giovani all’ultimo banco non sembra la scelta più lungimirante, anche perché toccherà a loro farsi carico del futuro post virus di questo Paese. In che condizioni arriveranno all’ora fatale dell’enorme responsabilità civile che li aspetta? Per ripartire, bisogna prima guarire. Cominciare occupandosi dei figli incolpevoli della generazione interrotta, vittime collaterali della pandemia, darebbe almeno un orizzonte e un senso alle fatiche che ancora ci aspettano».

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