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Carlo Cottarelli (economista): «Se la guerra non finisce per l’Italia sono guai»

«Abbiamo avuto due choc petroliferi negli anni ’70, un’inflazione al 27% ma l’Italia non è scomparsa. Non c’è un livello oltre il quale il Paese scoppia, insomma. Di sicuro, più aumenta il prezzo delle materie prime, più l’Italia nel suo complesso dovrà pagare una tassa al resto del mondo, subendone inevitabilmente i riflessi negativi: tutto questo influirà sulla domanda e renderà le nostre merci meno competitive».

Lo sostiene Carlo Cottarelli, economista e direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani.

Meno soldi

«Gli aumenti? Lo Stato può accollarsi parte del costo ma la domanda è sempre la stessa: da dove prende i soldi? Se li prende dagli italiani anche sotto forma di prestito sono sempre soldi nostri. Li può prendere dall’estero, certo, ma la Bce proprio in queste ore ha deciso la riduzione dell’acquisto di Titoli di Stato che sono stati il nostro salvagente negli ultimi due anni. La riduzione era già stata prevista, fino a un massimo di 63 miliardi di acquisti ma si è scesi ora a 43 miliardi. Quindi arriveranno meno soldi».

Se la guerra non dura poco

 «Come se ne esce? Dobbiamo sperare che questa guerra duri poco e che i prezzi delle materie prime tornino sui livelli più sopportabili». 

«Se non accadrà lo Stato può metterci soldi che riesce a prendere ancora a tassi bassi nonostante che stiano risalendo. Un po’ di spazio per una manovra di governo c’è ma non è infinito». 

Brutto inverno

«Se andasse avanti uno scenario di semi-guerra, come dice lei, con la chiusura delle importazioni del gas russo, vorrebbe dire che dei 29 miliardi di questo import per 12 mesi, come calcolato dalla Fondazione Mattei, se ne potrebbero recuperare fino a 19 miliardi da altre fonti ma ne resterebbero altri 10 da coprire: e allora dovremo preoccuparci di coprirci meglio l’inverno prossimo…».

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