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Rocco Cangelosi (ex ambasciatore): «Lo spirito della Brexit sui campi di calcio»

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«Che il calcio sia un fattore fortemente identitario per una Nazione è ormai scontato. Lo dimostra l’afflato spontaneo mostrato per la Nazionale che riesce a scuotere e ricondurre a unità un popolo individualista come quello italiano che ritrova i suoi valori e il suo orgoglio nazionale intorno alle competizioni sportive internazionali. Ma per la Gran Bretagna il calcio è qualcosa di più». Parla così Rocco Cangelosi, ex ambasciatore, su InPiù.net.

«È la cartina di tornasole di un Paese in preda a pulsioni scissioniste, tuttora dilaniato per la scelta della Brexit, contestata da Irlanda del Nord, Scozia e Galles, che non hanno nascosto la loro soddisfazione per la vittoria degli azzurri sulla squadra inglese».

«In questo contesto Boris Johnson, che indossava la maglietta della squadra inglese, i Reali britannici che se ne vanno prima della premiazione, il pubblico che fischia l’inno nazionale italiano alla presenza del suo Presidente, i giocatori che si strappano dal collo la medaglia di consolazione, gli insulti razzisti seguiti ai calci di rigore, hanno offerto un triste spettacolo, che ha spinto i maggiori quotidiani di Cardiff, Edimburgo e Belfast, a prendere le distanze dalla squadra di Southgate e ad elogiare il comportamento degli italiani», continua.

«Certamente non è piaciuto l’appello per la vittoria indirizzato dalla Regina alla squadra inglese, né i roboanti e inopportuni richiami allo spirito di Dunkerque, né l’arrogante presunzione di aver vinto prima di giocare la finale. Ma non era Churchill che diceva: “Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio, e le partite di calcio come se fossero guerre”?», conclude.

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