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Massimo Cacciari (La Stampa): «Se la politica produce paura e non cultura»

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Se la politica produca paura e non cultura. Questo è il tema dell’editoriale di Massimo Cacciari sulla Stampa. «Nessuno nasce libero. È un lavoro difficile e faticoso. Occorre combattere pregiudizi, ignoranze, abitudini e costumi che ci sembrano “naturali”. Occorre l’esercizio della critica nei confronti di ogni forma di potere, che intenda affermarsi a prescindere dalla ragionevolezza e coerenza dei propri fini, semplicemente in virtù della propria forza. Ma prima di tutto diventare liberi significa liberarsi dalle passioni e dalle paure che ci imprigionano continuamente. E mai queste» sottolinea «pesano tanto sui nostri comportamenti e sulle nostre idee come nei momenti di crisi, di “salto d’epoca”».

«È inevitabile che il potere giochi su di esse, è sempre accaduto e sempre accadrà. Chiedimi quello che vuoi, ma rassicurami. Ci sarà a volte chi rassicura davvero, ma quasi sempre ci troveremo a che fare con chi sa fingerlo con abile spregiudicatezza. E quando una Fortuna propizia ci fa dono di una leadership adeguata, state pur certi che essa saprà far leva sulla partecipazione intelligente, sulla collaborazione di tutti i suoi governati mille volte più che su norme e pene» continua Cacciari.

«Sono vent’anni che rispondiamo alle paure che la “grande trasformazione” produce promettendo soluzioni e ingigantendole, rassicurando e terrorizzando a un tempo. Un velleitario regime di sorveglianza universale si è andato formando all’interno delle maglie delle nostre democrazie. È davanti agli occhi di tutti: la competizione politica si sta sempre più svolgendo su questo terreno. E potrebbe anche andare se ognuno, per la sua parte, avesse proposte corrispondenti alla gravità delle questioni, e non solo si appellasse alla nostra fede sulle sue capacità di risolverle».

«E risolverle come?» conclude. «E qui davvero è evidente tutta la “miseria” in cui ci troviamo: risolverle con norme e pene, norme all’inseguimento della situazione, incapaci di prevedere e governare – pene sempre più dure, per un numero sempre più ampio di fattispecie, come se non si sapesse da secoli che non esiste corrispondenza tra severità della pena e crimini commessi. “Quid leges sine moribus?” chiedevano i fondatori romani dell’idea di Diritto – che valgono le leggi se manca l’ethos? Se i nostri politici cominciassero, anche da questo punto di vista, a riconoscere l’assoluta centralità della scuola e dei processi formativi? Perché non provarci, pur sotto la pioggia di norme e di pene?».

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