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Silvio Brusaferro (portavoce Cts): «Convincere gli indecisi al vaccino e agire in tempi rapidi»

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«Convincere gli indecisi al vaccino e agire in tempi rapidi: solo così arriveremo a una nuova normalità». Lo afferma il portavoce del Cts, Silvio Brusaferro, intervistato da Margherita De Bac per il Corriere della Sera.

Salgono i contagi, fortunatamente però in ospedale si vedono pochissimi malati di Covid. La pandemia può essere declassata ad influenza un po’ più pesante?

«Non direi proprio» rifiuta l’equazione Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità e portavoce del Comitato tecnico-scientifico (Cts). «Sappiamo dai dati che cresce l’Rt (indice di replicazione ndr) dei casi sintomatici e, di pari passo, sta salendo anche l’Rt delle ospedalizzazioni. Sappiamo che nei vaccinati con ciclo completo le probabilità di infettarsi e sviluppare la malattia grave si riducono fortemente. Mentre invece sulle persone non protette dal vaccino o che hanno ricevuto una sola dose, gli effetti del virus possono essere severi».

Un vaccinato può sentirsi al sicuro?

«È altamente protetto ma non si può escludere che possa contrarre il virus e trasmetterlo. Ecco perché è importante che anche i vaccinati seguano il principio di massima precauzione e indossino la mascherina nei luoghi dove è indicata».

Gli ultra 60enni che si tengono lontani dal vaccino sono almeno 2,4 milioni. Cosa suggerisce per convincerli ad accettarlo?

«Dal punto di visto tecnico scientifico l’importante è raggiungerli, ideale sarebbe poterlo fare attraverso la consapevolezza. La scelta degli strumenti per arrivare a questo risultato esula dalle nostre competenze di tecnici, è di natura politica. Tutti dovrebbero essere protagonisti di questa azione di convincimento: medici di famiglia, farmacisti, il personale sanitario. Ricordiamo che è cruciale agire in tempi rapidi. Adesso disponiamo in quantità sufficienti di dosi. Dobbiamo essere consapevoli che solo il vaccino ci tirerà fuori dalla crisi creando condizioni sfavorevoli alla circolazione del virus. È l’unica via per riprendere una nuova normalità. Non ci sono alternative».

Più dei sessantenni non è prioritario coprire i giovani?

«Non sono obiettivi antitetici ma da perseguire in contemporanea soprattutto proiettandoci in avanti, a settembre-ottobre, quando i trasporti pubblici saranno in piena attività e il clima sarà meno favorevole di quello estivo».

Obbligo vaccinale, lo esclude?

«Dobbiamo immunizzare la fascia più ampia possibile di cittadini. La modulazione degli strumenti deve tener conto della sensibilità delle persone e del contesto sociale, sapendo che bisogna raggiungere le coperture».

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