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Andrea Boitani (docente Università Sacro Cuore di Milano): «Riformare le regole europee senza illusioni»

«Le politiche di bilancio dei singoli stati devono essere controllate più efficacemente e nello stesso tempo coordinate e armonizzate per mantenere un’equilibrata fiscal stance dell’Eurozona».Ad affermarlo è l’economista e docente dell’Università Sacro Cuore di Milano, Andrea Boitani, che aggiunge che«è ormai chiaro come non sia più possibile delegare interamente la politica fiscale ai singoli stati membri, vincolati da un insieme di regole che ignorano le esternalità macroeconomiche.

«Esiste un trade-off tra rigore e rigidità delle politiche di bilancio dei singoli paesi, da un lato, ed esistenza, dall’altro, di un adeguato bilancio “federale” per far fronte agli episodi recessivi dell’Unione o dei singoli paesi membri. Se Ngeu e, in particolare, Sure (lo strumento di finanziamento comune degli ammortizzatori sociali per esigenze cicliche) divenissero strumenti comunitari permanenti, i vincoli ai bilanci nazionali potrebbero divenire subito più accettabili politicamente e più controllabili», scrive su InPiù.net.

«Nel riformare le regole occorre abbandonare l’illusione (che peraltro è del tutto estranea al Trattato) di sostituire la discrezionalità propria degli organi politici con algoritmi automatici. L’attenzione – come suggeriscono ormai quasi tutti gli economisti – va concentrata sulla sostenibilità del debito pubblico, eliminando il riferimento a numeri fissi e validi per tutti i paesi membri indifferentemente (i famosi 3% e 60%) e liberando l’analisi della sostenibilità dal peso di variabili non osservabili, come il Pil potenziale e l’output gap».

«Se l’analisi di sostenibilità del debito dovesse mostrare che il debito di un paese può divenire insostenibile con elevata probabilità, la Commissione dovrebbe concordare con il singolo paese interessato un percorso pluriennale di riduzione del deficit che bilanci i rischi per la sostenibilità del debito con i costi di aggiustamento in termini di Pil, con l’esplicito obiettivo di evitare per quel paese e per l’intera Unione monetaria una crisi di debito, ma anche una pericolosa recessione».

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