Chi non si vaccina deve pagare per i danni che provoca. È la tesi sostenuta dagli economisti Tito Boeri e Roberto Perotti. «Moltissime nostre azioni» ragioniano i due economisti «comportano esternalità negative. La famosa frase “la mia libertà finisce dove iniziano i diritti degli altri” quindi non è una questione costituzionale o etica, ma pragmatica. Il legislatore proibisce di fumare in pubblico in ambienti chiusi perché l’effetto dannoso sugli altri è immediato».
«Non proibisce di fumare in cima a una montagna, sia perché la esternalità è meno immediata (i soldi che la collettività dovrà spendere per curare i polmoni del fumatore incallito) sia perché sarebbe comunque difficile far rispettare la norma», proseguono.
«Lo Stato scoraggia però l’esternalità negativa con una tassa. Una delle lezioni della pandemia è la forza e la pervasività delle esternalità negative. La decisione di concentrare i vaccini quasi esclusivamente tra i Paesi ricchi si è ritorta contro di loro, perché ha favorito la nascita di varianti nei Paesi più poveri che rischiano di devastare anche i Paesi più ricchi» argomentano in un lungo editoriale sul quotidiano La Repubblica.
«Se si fa un rapido calcolo del costo di una dose di vaccino e dei danni economici (per non parlare più in generale dei danni umani) della variante Delta nei Paesi ricchi, è probabile che a questi ultimi converrebbe fornire i vaccini gratis e al più presto a tutta la popolazione mondiale», continuano Boeri e Perotti.
«Più vicino a casa nostra, la libertà di un individuo di non vaccinarsi ha ovvie esternalità negative sul resto della popolazione, perché crea enormi costi alla società per curare i no-vax che si ammalano e perché impedisce il ritorno a una vita sociale normale. Una ulteriore importante complicazione della pandemia sta nel fatto che mentre un individuo che fuma è immediatamente riconoscibile e, al limite, si può scegliere di allontanarsene, un individuo non vaccinato non è esternamente riconoscibile e la comunità non ha i mezzi per evitarne l’esternalità negativa».
«D’altra parte» concludono, «una campagna di vaccinazione forzata è impensabile: sarebbe immorale, incostituzionale, e inattuabile in pratica. Anche qui, la soluzione non può che essere pragmatica: ci sono esternalità negative più forti di altre, su cui la società ha il diritto di intervenire. I due casi ovvi sono scuola e ospedali».








