Se la transizione energetica non sarà graduale si rischia un forte danno all’industria. Lo rimarca il presidente di Acciaierie d’Italia (ex Ilva), Franco Bernabè. La crisi energetica «è stata causata in larga parte da fattori accidentali e in parte minore da quelli strutturali». Una combinazione di fattori, per la quale «siamo destinati a vivere in un mondo con i prezzi dell’energia non ai livelli massimi raggiunti in questo periodo, ma comunque alti».
«La svolta green è la direzione che dobbiamo prendere, ma è un processo di enorme complessità» spiega. La transizione «non si affronta gridando al lupo ma mobilitando capitali e competenze», dice in un’intervista a Il Messaggero. «Abbiamo vissuto per quasi tre secoli con una disponibilità di fonti fossili a prezzi estremamente bassi e su questo abbiamo costruito il nostro benessere» aggiunge.
«L’idea che in pochi anni si possa attuare una trasformazione così profonda è poco realistica. Prendiamo ad esempio le rinnovabili: in Italia a mala pena facciamo un nuovo gigawatt all’anno; per centrare gli obiettivi al 2030 ne dovremmo fare sette». Tutta la politica industriale italiana «è stata fondata sul gas, perché abbiamo rinunciato al nucleare e ridotto drammaticamente l’uso di combustibili inquinanti» ricorda.
«Il problema è la diversificazione degli approvvigionamenti». Comunque, a parte «l’aumento delle estrazioni in Sicilia e nell’Adriatico che può dare un contributo ma non fondamentale, il Mediterraneo Orientale, Egitto, Israele, Cipro, è pieno di gas e l’Eni ha in quelle zone un ruolo fondamentale. Vanno sviluppate le infrastrutture per portare questo gas in Italia».
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