Qui possono nascere nuove forze politiche. Grande rispetto per il Pd ma il campo va aperto. Lo afferma il sindaco di Milano, Beppe Sala, intervistato da Maurizio Giannattasio per il Corriere della Sera.
Sindaco Beppe Sala, dopo la rinuncia di Gabriele Albertini il centrodestra riparte da zero. Si sente già la vittoria in tasca? «Tutti hanno in mano dei sondaggi e anche se non vedo l’ora che arrivi il periodo in cui saranno vietati, una cosa è certa: a Milano centrodestra e centrosinistra si equivalgono. A spostare da una parte all’altra i voti sono i candidati. Per questo non mi sento la vittoria in tasca e non dormo sonni tranquilli».
È anche per questo che le liste che l’appoggiano rischiano di raddoppiare rispetto al 2016? Oggi siamo a 6, con la certezza che diventeranno 7 o 8 se Calenda presenterà una sua lista autonoma. Non sono troppe? «Se ci sono comunità che si fanno avanti e hanno voglia e disponibilità a presentarsi mi dico perché no? In un momento in cui tanti fuggono dalla politica e si fa fatica a trovare i candidati sindaci, avere tante persone che si mettono in gioco mi sembra una buona notizia. La differenza rispetto al passato è la partnership con i Verdi e nel frattempo la nascita di nuove forze politiche».
Pensa ad Azione? «Parlavo questa mattina (ieri per chi legge ndr) con Calenda che mi confermava la volontà di esserci con un proprio simbolo. Dopodiché se sarà solo Azione o Azione con altri lo vedremo entra metà giugno. Più gente si avvicina alla politica in questa fase storica e meglio è. Cerco però di rispettare sempre un principio a me caro, quella della competenza».
Le tante liste e la sua adesione ai Verdi europei sono un tentativo di cannibalizzare il Pd? «Innanzitutto mi auguro un grande risultato elettorale del Pd. Poi dico da tanto tempo che si dovrebbe favorire la nascita di nuove forze politiche. Se da Milano arrivassero dei segnali, non sarebbe male per il Paese. È chiaro che il Pd è il mio “azionista di maggioranza” a cui porto grande rispetto, ma è altrettanto chiaro, e lo dico da anni, che bisogna aprire il campo».
Si torna sempre lì. L’alleanza con i Cinque Stelle. «Sono stato tra i primi in Italia a dire che bisogna guardare ai Cinque Stelle. Oggi sono in una fase delicata perché devono rimettere a punto la loro governance. Mi auguro che Conte diventi ufficialmente il loro leader e che contestualmente ci sia una dichiarazione chiara della loro collocazione nell’alveo del centrosinistra».
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