L’Italia può «riconquistare la posizione occupata nel periodo precedente le sanzioni». A dirlo è l’ambasciatore di Teheran a Roma, Hamid Bayat.«Prima dell’abbandono dell’accordo nucleare da parte degli Usa, le relazioni commerciali tra Iran e Italia erano cresciute in meno di due anni da un miliardo di euro a 5,1 miliardi di euro. Oggi, dopo tre anni in cui molte imprese italiane per via delle pressioni americane hanno lasciato il mercato iraniano, anche le condizioni economiche iraniane hanno subito importanti cambiamenti».
Nel 43° anniversario della Rivoluzione islamica in Iran, Bayat, in un’intervista all’ANSA fa il quadro delle relazioni bilaterali e del ruolo dell’Iran nel quadro internazionale, tra le trattative sul nucleare in corso a Vienna e i nuovi equilibri in Medio Oriente. «L’Italia, anche se non è stata tra le parti coinvolte nei negoziati con l’Iran, è però riuscita con intelligenza a trarre vantaggio dall’atmosfera creatasi dopo la firma dell’accordo, divenendo il primo partner commerciale dell’Iran».
«Le relazioni profonde culturali da una parte e la vicinanza tra i due popoli e la comprensione tra le autorità dei due Paesi, in aggiunta all’ottima reputazione e credibilità degli italiani presso gli iraniani, hanno portato allo sviluppo e alla diversificazione delle collaborazioni», spiega l’ambasciatore Bayat. Dopo anni di isolamento dall’Occidente per le sanzioni Usa, però, «parte del fabbisogno del mercato iraniano che in passato era soddisfatto da imprese italiane oggi viene garantito da altri Paesi che hanno mantenuto i loro rapporti con l’Iran nel periodo delle sanzioni. Oltre a ciò, e forse più importante, è l’evoluzione che ha interessato l’industria iraniana».
«Le pressioni delle sanzioni insieme agli sforzi di una giovane e qualificata generazioni di talenti iraniani hanno reso possibile una vera e propria trasformazione industriale nel Paese, che è diventato un Paese produttore di tecnologia. Questo importante cambiamento nel settore della produzione, insieme al basso costo della manodopera, dell’energia e delle materie prime, ha creato le condizioni per cui la produzione in Iran e la sua esportazione sia altamente competitiva».
«Solo attraverso la profonda comprensione di questo aspetto» sottolinea il diplomatico iraniano «sarebbe possibile considerare nuovi modelli di collaborazione con attenzione rivolta in particolare alle produzioni congiunte, e in tal modo vedo possibile per l’Italia riconquistare la posizione occupata nel periodo precedente le sanzioni e divenire un determinante fattore nella prospettiva dell’espansione delle esportazioni italiane nella regione. Il comparto energetico e l’industria del gas sono altresì inseribili nell’agenda delle interazioni tra i nostri Paesi».
Nonostante le tensioni internazionali, il rapporto con l’Italia non si è mai interrotto, come ha dimostrato l’emergenza Covid. «L’Iran è tra i primi Paesi che si è trovato fortemente esposto al coronavirus, ma grazie al costante lavoro del personale medico e con il sostegno delle infrastrutture sanitarie del Paese e grazie all’aiuto di alcuni Paesi, tra cui la Cina, ha potuto accedere facilmente allo strumento del vaccino. Contemporaneamente sono stati fatti sforzi considerevoli per la produzione di un vaccino nazionale».
«Purtroppo, gli Usa non hanno permesso all’Iran di utilizzare le proprie risorse finanziarie per l’acquisto di vaccini. È doveroso da parte mia, tuttavia, ringraziare l’Italia per la sua generosità per aver donato 2 milioni e 600 mila dosi di vaccino AstraZeneca. L’Italia» dice l’ambasciatore «è stata anche tra i pochi Paesi europei che hanno sostenuto l’Iran per l’acquisto di vaccini nel quadro del programma Covax».
Per poter rilanciare i rapporti commerciali, però, è prima necessario che i negoziati sul ripristino dell’accordo nucleare del 2015 vadano a buon fine. E l’intesa, dopo la revoca una settimana fa di alcune sanzioni Usa sul nucleare civile di Teheran, sembra un po’ più vicina. «Le autorità iraniane, tra cui il presidente della Repubblica e il ministro degli Esteri, hanno sottolineato che se si avrà la certezza che gli Stati Uniti si impegneranno ad attuare il Jcpoa e osservano i loro obblighi» conferma l’ambasciatore Bayat «ci sarà la possibilità di avere dei colloqui diretti tra le parti».
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