L’appello congiunto dei CEO di Stellantis e Volkswagen, Antonio Filosa e Oliver Blume, per una Strategia Made in Europe per l’automotive “riapre una fase importante del dibattito sulla politica industriale europea. La richiesta di una maggiore tutela della produzione UE e di condizioni di concorrenza leali coglie un punto essenziale: l’Europa è dentro una competizione geopolitica in cui industria, tecnologia e commercio sono sempre più strumenti di potere. In questo contesto, l’automotive – che vale l’8% del PIL europeo e occupa 13 milioni di persone – rappresenta un settore strategico che non può essere lasciato a una transizione improvvisata o puramente normativa”.
Federmanager condivide l’urgenza di “rafforzare la resilienza industriale europea e riconosce il valore di una strategia Made in Europe basata su criteri chiari per produzione, powertrain elettrico, celle batterie e componentistica elettronica”.
“L’evoluzione sostenibile del settore automotive è indispensabile” – sottolinea il presidente di Federmanager, Valter Quercioli – “ma non può essere perseguita sacrificando la nostra capacità industriale e occupazionale. Requisiti di localizzazione e incentivi mirati, pur utili, non sono sufficienti se non accompagnati da una politica industriale più ampia, coerente e realistica. L’Europa deve decidere se continuare a essere una potenza industriale. Una Strategia Made in Europe è un passo nella direzione giusta, ma deve essere accompagnata da vera neutralità tecnologica, regole più semplici e strumenti economici adeguati. E In Italia, Paese di primo piano nel contesto Ue, serve una politica industriale coraggiosa, capace di attrarre investimenti, sostenere la riconversione della filiera attraverso una tempestiva transizione tecnologica e dare certezze alle imprese e ai lavoratori”.
Federmanager, continua il Coordinatore della Commissione Automotive, Luciano Massone, “richiama l’attenzione su alcuni nodi strutturali che rischiano di indebolire, anziché rafforzare, l’industria europea. In primo luogo, il nuovo sistema di compensazione delle emissioni per come attualmente concepito sembra introdurre complessità e incertezza, avvicinandosi più a logiche di ingegneria finanziaria che a obiettivi di garantire sostenibilità a un settore chiave per l’economia. In secondo luogo, la proclamata neutralità tecnologica per ora si risolve in un insieme di propositi ma nei fatti è totalmente sbilanciata a favore dell’elettrico, senza una strategia equivalente per e-fuel e biocarburanti, che potrebbero contribuire in modo significativo alla riduzione delle emissioni, soprattutto nel parco circolante esistente”.








