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Corrado Augias: «Expo 2030 a Roma? Una possibilità di riscatto»

Con la candidatura all’Expo 2030 «Roma può avere un’occasione di riscatto». Lo dichiara Corrado Augias, specificando che se si saprà cogliere questa opportunità, «dopo anni di avvilimento, di cattive o pessime amministrazioni, di funzionari infedeli o inadeguati», la Capitale avrà la possibilità di «aprire una pagina nuova, volendo esagerare si potrebbe dire per ricominciare. È già successo più d’una volta nella sua storia recente, potrebbe accadere di nuovo».

«La prima volta è stato nel 1911. Si celebrava il cinquantenario dell’unità nazionale proclamata nel 1861. Roma, negletta capitale pontificia (all’arrivo dei bersaglieri nel 1870 contava poco più di 200 mila abitanti), doveva adeguarsi alle grandi metropoli europee» spiega su Repubblica. «Nacquero quartieri nuovi, la galleria d’arte moderna, arterie di scorrimento, istituti culturali stranieri. Il sindaco era Ernesto Nathan, forse il migliore che la città abbia mai avuto. Anche Mussolini pensò di adeguare la capitale alle sue velleità».

«Vennero gli sventramenti per aprire una strada alle parate militari, ma venne anche l’idea di celebrare i vent’anni di quella che chiamavano rivoluzione fascista (1922-1942) con una grande esposizione universale da tenersi a mezza strada tra Roma e il mare, urbanizzando così una campagna che, a esposizione finita, sarebbe diventato il nuovo cuore politico e amministrativo dello Stato. Idea, dobbiamo dire, buona».

«Una nuova occasione è arrivata con le Olimpiadi del 1960. Anche in quell’occasione si fecero miracoli. Un nuovo quartiere intitolato appunto alle Olimpiadi, due notevoli strade di scorrimento, alcuni sottopassi sui Lungotevere. Nulla di simile è più avvenuto in seguito, è come se nella sua normale amministrazione la città faticasse a tenere il passo con l’aumento della popolazione, del traffico, delle necessità dei suoi abitanti».

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