“L’azione intelligence relativa alle dinamiche delle principali formazioni criminali nazionali è stata orientata in direzione del rischio di ingerenza nei processi decisionali pubblici e di alterazione degli elementi portanti della dimensione economica nazionale, anche rispetto alle opportunità di business legate tanto agli effetti della crisi sanitaria quanto alle prospettive di ripresa post-pandemica, anche in virtù di un’ampia disponibilità di risorse liquide derivante dal compimento di variegate attività illecite, su tutte il narcotraffico.
A fronte dei cospicui flussi finanziari, nazionali ed europei, legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza-PNRR, specifiche criticità, suscettibili di attenzione intelligence, potrebbero riconnettersi a variegate ingerenze controindicate nell’ambito delle fasi realizzative delle “missioni” del Piano”.
Inizia così la relazione annuale del Dis, l’intelligence italiana, nell’affrontare i rischi criminali legati al Pnrr.
“Convergenti evidenze hanno rimandato alla sempre più evidente saldatura, suscettibile di svilupparsi in seno a qualificati circuiti relazionali, tra ambienti criminali, imprenditori, amministratori pubblici e figure professionali specializzate, perlopiù, in materia societaria e fiscale (vds. box 22). Si tratta di relazioni controindicate in grado di agevolare tanto il riciclaggio dei proventi illeciti, mediante articolati schemi di evasione ed elusione fiscale, realizzati anche con l’utilizzo di sofisticati strumenti di tecno-finanza, quanto il condizionamento della sfera decisionale pubblica, soprattutto a livello locale, specie nell’ambito dell’aggiudicazione di gare d’appalto per la realizzazione di opere infrastrutturali” scrivono gli 007 nella relazione annuale sulla sicurezza del Paese alle pagine 107, 108 e 109.
Così gli 007 difendono il Pnrr
“Il PNRR – attraverso un coordinato insieme di riforme e di investimenti – si propone di affrontare la crisi economica e sociale conseguente alla pandemia da Covid-19, intervenire sulle debolezze strutturali del sistema economico nazionale e avviare il processo di transizione ecologica e digitale. Costituisce, quindi, la dimensione essenziale dell’interesse nazionale nel prossimo quinquennio e lo scenario di riferimento dell’intelligence che in merito adotta un duplice approccio, volto individuare le vulnerabilità sistemiche di procedure e iniziative che possano risultare maggiormente esposte alle poliedriche forme di ingerenza nei processi decisionali pubblici.
Eventuali disfunzioni, usi o destinazioni difformi degli strumenti offerti dal Piano possono deviare o inficiare le finalità sociali, economiche e ambientali perseguite dall’Autorità di governo, così rendendo vane le imponenti risorse finanziarie destinate alle diverse componenti del Piano; monitorare le minacce e ponderare i relativi rischi rispetto alle varie forme di interesse criminale, anche di tipo economico. Particolare attenzione è volta a tutelare la dimensione operativa del Piano, finalizzato a creare migliori condizioni economiche e occasioni di ripresa”.
Affari criminali in agguato
“Al contempo, occorre scongiurare il rischio di ingerenze da parte di circuiti affaristici aggressivi in cui convergono attori professionali, burocratici e criminali. Sulle forme di ingerenza – su cui si concentra prioritariamente la competenza di sicurezza nazionale – l’attività di monitoraggio, oltre a essere svolta a supporto e sostegno delle strutture della governance del Piano, è parimenti funzionale alla tutela tanto della migliore gestione degli interessi economici, finanziari, sociali, industriali, quanto dei processi decisionali della pubblica amministrazione”.
I professionisti facilitatori
“Un ruolo di primo piano nelle citate dinamiche è svolto dai cd. “professionisti facilitatori”, oggetto di crescente interesse, sotto il profilo degli strumenti di prevenzione, anche dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), che ha recentemente pubblicato un report dal titolo “Ending the Shell Game: Cracking down on the Professionals who enable Tax and White Collar Crimes”. In particolare, l’elaborato evidenzia come i reati finanziari, soprattutto quelli aventi una connotazione transnazionale, risultino con sempre maggiore frequenza correlati all’attivismo di professionisti infedeli che, abusando delle proprie competenze tecniche, contribuiscono alla realizzazione di strutture giuridiche e finanziarie aventi “lo scopo di perpetrare operazioni di evasione fiscale e reati finanziari complessi”.
Nel declinare, sulla base dell’esperienza concreta di alcuni Paesi membri, le più insidiose fattispecie illecite realizzate con la complicità dei professionisti facilitatori, il report conferisce ampio risalto alla costituzione – con finalità di occultamento tanto dei flussi finanziari quanto del loro titolare effettivo – di società, trust e altri strumenti giuridici, aventi anche sede in piazze finanziarie off-shore”, conclude la relazione dell’intelligence.








