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Pino Ippolito Armino (Il Manifesto): «Solo un metodo scientifico diffuso permette di valutare criticamente le informazioni sulla pandemia»

“Le infinite discussioni sul virus che da due anni si è intrufolato nelle nostre vite stravolgendole e anche distruggendole, potrebbero indicarci quanto poco sia rimasto dei princìpi del pensiero razionalista del Seicento e con quello illuminista del secolo successivo”.

Lo scrive Pino Ippolito Armino sul Manifesto invitando a non confondere scienza e religione: “In realtà dimentichiamo spesso che l’istruzione di massa è una conquista piuttosto recente. Descartes, Montesquieu, Galileo, Newton erano, invero, perfettamente sconosciuti alla stragrande maggioranza delle popolazioni del pianeta già all’epoca in cui vivevano.

Chi lamenta oggi le contraddizioni dei virologi e le loro serrate (certo a volte anche stucchevoli) dispute o deplora l’assenza di una parola definitiva sul virus e sui vaccini pensa che la scienza sia la somma di verità conquistate e immutabili, non un insieme di conoscenze incomplete e imperfette da rimettere continuamente in discussione. Chi punta l’indice sull’insufficienza delle risposte alla pandemia ritiene che il sapere scientifico sia illimitato e incontrovertibile.

Scambia cioè la scienza con il suo opposto, la religione, questa sì dispensatrice di verità assolute e inconfutabili. La scarsa diffusione del pensiero e del metodo scientifico – sottolinea l’editorialista – si somma oggi all’opportunità che ci offrono i ‘social media’ di esprimere opinioni su ogni cosa di fronte a un pubblico potenzialmente illimitato.

Questa straordinaria possibilità deve, tuttavia, essere accompagnata da un parallelo sviluppo delle nostre capacità di leggere e di valutare criticamente l’immensa massa di informazioni disponibili. Il rischio di cadere nelle mille trappole della semplificazione eccessiva, della spiegazione globale, del falso costruito ad arte è molto elevato.

L’Illuminismo di cui abbiamo bisogno, il ‘trionfo della ragione contro le tenebre del fanatismo e della superstizione’, deve essere globale, deve divenire patrimonio universale dell’umanità. Il ruolo della scuola pubblica, obbligatoria ed estesa sino al compimento dell’istruzione secondaria di secondo grado, è qui essenziale mentre la storia del pensiero filosofico e scientifico non può più essere confinata nei licei.

Appare sempre più necessario compiere un passo in avanti verso quel Socialismo delle conoscenze che è l’imprescindibile requisito per una società realmente più giusta oltre che meno ignara del progresso scientifico e dei suoi, talora anche insuperabili, limiti”.

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