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Giuseppe Argirò, AD CVA: “La crisi idrica aumenterà ancora, a rischio la produzione idroelettrica. Le gare minano la sovranità energetica” | L’intervista

Crisi idrica, cambiamenti climatici e gestione delle acque. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Argirò, Amministratore Delegato della Compagna Valdostana delle Acque.

Qual è il quadro della attuale crisi idrica? 

«Il 2022 è stato l’anno peggiore degli ultimi 70 anni sotto il profilo climatico e dell’idraulicità. I dati dei primi mesi del 2023 in termini di snow water equivalent, che misura le potenzialità produttive per la stagione estiva ci dicono che il trend negativo continua e potrebbe essere addirittura peggiore se non si inverte il quadro climatico in modo rilevante nelle prossime settimane».

Le precipitazioni dei giorni scorsi hanno in qualche modo migliorato la situazione?

«Sono state utili ma assolutamente insufficienti a compensare il mancato inverno sia sotto il profilo delle precipitazioni nevose che sotto Il profilo delle temperature medie. Il quadro climatico sta determinando in questi ultimi 12 mesi una condizione molto severa a tratti estrema di siccità che potrebbe determinare una stagione estiva non solo difficilissima ma foriera di potenziali danni rilevantissimi per la produzione idroelettrica per l’agricoltura e la zootecnica oltre che per Il sistema industriale che necessita di acqua per funzionare, comprese in Italia le centrali termoelettriche e in Francia quelle nucleari».

In che modo a suo parere si può intervenire sulle infrastrutture per affrontare il cambiamento climatico?

«È difficile fare previsioni ma mi pare che il trend climatico sia evidente e purtroppo più marcato negli effetti di quanto gli stessi modelli dei principali centri internazionali avessero previsto. Accanto al processo di decarbonizzazione per il contrasto all’aumento della temperatura media del pianeta occorre attivare immediatamente un “Piano Nazionale di Adattamento al Cambiamento Climatico” che metta l’acqua al centro degli investimenti straordinari che devono essere fatti e che sono in grave ritardo soprattutto in alcune aree del Paese».

«Sono convinto che il mondo pubblico non abbia capacità efficiente ed efficace di spesa, come dimostra in parte anche il PNRR, e pertanto è fondamentale valorizzare la capacità efficace di investimento ed il know how industriale delle Utilities italiane che sono peraltro realtà di grande qualità. Questo consentirebbe peraltro oltre alla velocità e all’efficacia degli investimenti anche un effetto leva che li farebbe aumentare dedicando le risorse pubbliche anche ad altre priorità».

«Solo attraverso investimenti molto rilevanti di qualità nelle infrastrutture idriche per tutti gli usi dall’idroelettrico, dall’irriguo al potabile insieme ad un azione di forte efficientamento nell’utilizzo delle risorse idriche si potrà garantire di evitare crisi pericolosissime dal punto di vista economico e sociale». 

Le infrastrutture di stoccaggio sono importanti?

«I sistemi di stoccaggio sono una parte rilevantissima della soluzione, che si parli di grandi impianti, di piccoli-medi invasi o di sistemi di raccolta dell’acqua piovana per il riutilizzo a fini civili. Sono una condizione imprescindibile per un adattamento efficace a quanto sta accadendo sul fronte idrico».

In che modo la questione delle concessioni influisce sulla pianificazione degli investimenti?

«Sono una delle chiavi di volta della soluzione alla crisi idrica. Le concessioni rappresentano l’orizzonte temporale necessario a far ripartire gli investimenti bloccati da anni a causa della prospettiva delle gare, in questo comparto nel quale eravamo e potremmo tornare ad essere leader a livello globale. La scelta delle gare, unica in Europa, e senza nessuna reciprocità in nessun paese europeo è contro la sovranità energetica, contro la sicurezza energetica nazionale, contro lo sviluppo delle fonti rinnovabili, contro la sicurezza e valorizzazione degli impianti, in ultima istanza contro l’interesse nazionale».

«Non lo dico io lo ha detto il COPASIR presieduta all’epoca dall’attuale Ministro Urso molto correttamente con la sua indagine conoscitiva sulla sicurezza energetica nazionale nel gennaio 2022. Ragioni forti che si sono peraltro acuite con l’invasione dell’Ucraina del febbraio 22 e gli shock energetici che ne sono conseguiti. Anche l’Europa con il dispositivo di chiusura della procedura di infrazione verso diversi paesi europei, tra i quali l’Italia, sul tema gare idroelettriche ha sancito che la concorrenza non porta nessuna utilità marginale. Sono certo che si prenderà atto e si assumeranno le scelte conseguenti. Rinunciamo all’idolatria della concorrenza e del mercato nell’interesse del Paese».

Quanto impatterebbero gli investimenti a livello nazionale per migliorare le infrastrutture?

«Dobbiamo parlare di mantenimento e miglioramento poiché parliamo di infrastrutture che hanno oltre 70 anni di media se riferiti ai grandi impianti. È difficile una stima puntuale ma siamo sull’ordine di una decina di miliardi di euro potenziali nei prossimi 10 anni».

Cosa prevede il piano strategico di CVA?

«Noi abbiamo un piano industriale che prevede 1 miliardo di euro complessivi di investimenti nei prossimi 5 anni. Riteniamo possibile un aumento nei prossimi mesi dei target di piano attuali».

Come dovrebbe intervenire il governo per affrontare la situazione? Attraverso un commissario?

«La dichiarazione dello stato di emergenza è una presa d’atto della gravità della situazione e la nomina di un commissario utile a determinate condizioni. La prima è normativa. Se la nomina della struttura commissariale non è accompagnata da una robusta derogabilità a numerose norme vetuste e non compatibili con le attuali priorità nazionali il commissario avrà le mani legate da un assetto normativo che rallenterà irrimediabilmente le azioni da porre in essere con estrema urgenza».

«La seconda è economica e metodologica. Le risorse pubbliche necessarie ammesso che ci siano sono difficili e lente da attivare come dimostra il PNRR. Quelle invece delle Utilities anch’esse pubbliche in tutto o in parte sono non solo un moltiplicatore ma hanno capacità di spesa efficace ed efficiente e posso essere uno strumento di accelerazione utilissimo per contrastare un’emergenza ampiamente annunciata e mai a sufficienza presidiata. Questo è il momento di agire. Ognuno nelle proprie responsabilità ma con un’azione di sistema nazionale corale».

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