Quella dei migranti è una questione di civiltà: il Nord non può ritirarsi, questa bomba sociale si disinnesca col dialogo. Lo afferma l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, intervistato da Mariateresa Martinengo per La Stampa.
Eccellenza, la politica continua ad usare i migranti per conquistare consensi. Tanti immigrati respinti – almeno a parole – tanti voti? «I fenomeni sociali che più direttamente interpellano la vita delle persone e delle comunità sono avvertiti da tutti come questioni dirimenti, che si tratti di immigrazione, povertà, esclusione, violenza. La politica è chiamata ad educare ed indirizzare la reazione a queste questioni. Invece la logica partitica enfatizza visuali particolari, spesso perdendo di vista il tutto. In questo senso c’è rischio di strumentalizzazione».
Lei ha suggerito alle istituzioni di «definire bene modi e strumenti per promuovere la dignità di tutti». In passato ci sono stati errori? «A problemi complessi non si possono dare risposte semplificatorie. Non si possono trovare soluzioni guardando solo ad una parte della questione, o vedendola solo come problema e non anche come opportunità. Serve approfondire il dialogo tra i soggetti coinvolti, occorre dare continuità alle decisioni assunte, è necessario non rispondere solo alla emergenza ma rendere strutturali le azioni. Una buona decisione è quella che sa tenere conto di tutti, pur mettendo il carico soprattutto sui soggetti più fragili. Non siamo qui a fare la classifica di quanto abbiamo fatto. Chiediamoci quanto ancora dobbiamo e possiamo fare di meglio e di più».
Lei ha sempre promosso il dialogo interistituzionale a partire dal problema del Moi, l’ex villaggio olimpico occupato dai migranti e diventato bomba sociale, disinnescata grazie a un progetto condiviso. Il Piemonte è diventato un modello? «Le istituzioni hanno fatto un cammino interessante di dialogo e collaborazione, sapendo anche lasciare da parte le diversità. Ma al cammino va fatta costante manutenzione. La riproposizione del metodo Moi per le persone senza dimora, ad esempio, sono certo darà frutti importanti. C’è volontà di collaborazione, ma anche qualche intralcio nelle procedure. Il metodo dell’agorà, ritrovarsi e confrontarsi, ci può essere utile a superarli in fretta».
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