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Appalti impossibili come l’Everest per le piccole imprese. Ecco perché | L’analisi

L’Italia è il Paese con il maggiore patrimonio di piccole imprese ma la loro partecipazione al mercato degli appalti è resa sempre più difficile.

È quanto emerge dall’Osservatorio della Cna che denuncia l’abnorme produzione normativa, la scarsa trasparenza e la mancata digitalizzazione, con ben 36 mila stazioni appaltanti che si comportano diversamente sul territorio nazionale.

Il percorso per le piccole imprese si presenta arduo già in partenza, in quanto rileva una forte discrezionalità in capo alle stazioni appaltanti nelle varie fasi del procedimento.

Secondo lo studio Cna “Appalti pubblici. L’Everest delle piccole imprese”, il mercato è concentrato per oltre due terzi del totale su bandi di importo superiore a cinque milioni, ma in cui la fetta più ampia è sopra i 25 milioni.

“Si tratta di evidenze che attestano come il 67% delle procedure di gara sia, di fatto, prerogativa riservata alle solo imprese di maggiori dimensioni”.

Analizzando le classi di importo delle gare del 2021, “le microimprese (oltre il 96% del totale) possono potenzialmente accedere solo al 17% del mercato degli appalti pubblici e la quota che riescono effettivamente ad aggiudicarsi fatica a superare il 5% del valore complessivo di questo mercato”.

Le ripetute incursioni del legislatore nel codice dei contratti pubblici, sebbene avvenute con proposito di semplificare – si legge nell’Osservatorio burocrazia – hanno comportato una stratificazione normativa e interpretativa che ha reso ancor più complesso il funzionamento.

I regimi emergenziali hanno sostanzialmente moltiplicato gli atti regolativi. Basti pensare che l’attuale codice, approvato solo sei anni fa, è già stato modificato 818 volte (16 volte il solo articolo 36). Le linee guida Anac ammontano a 17 e i decreti ministeriali a 45.

Per la Cna, la forte discrezionalità nelle varie fasi del procedimento rende fondamentale la qualificazione delle stazioni appaltanti per ridurre le disomogeneità in termini di digitalizzazione, innovatività, trasparenza, buone prassi.

Secondo l’analisi (compiuta su procedure di gara relative alla realizzazione di edifici scolastici, edilizia residenziale pubblica, manutenzione ordinaria e straordinaria di strade, realizzazione di piste ciclabili) solo il 18% dei bandi prevede la suddivisione dell’appalto in lotti e solo una stazione appaltane su cinque motiva le ragioni della mancata suddivisione.

Ed ancora solo 3 stazioni appaltanti su 10 garantiscono la piena trasparenza delle informazioni di gara e 4 su 10 non pubblicano alcun dato relativo all’esito di gara. Inoltre, il 30% delle procedure si svolge ancora in modalità cartacea e gli allegati ai bandi di gara arrivano fino a 150. Un bando su 10 inserisce i CAM (criteri ambientali minimi) tra i criteri di gara, spesso con oneri non proporzionati alla dimensione d’impresa.

 Dieci le proposte della Cna: la prima, per la certezza delle fonti, indica che il nuovo codice dovrà essere autoapplicativo, in modo da costituire un vero e proprio manuale per tutti gli operatori del settore: regole chiare e proporzionate alla dimensione degli operatori economici.

La seconda riguarda la semplificazione del regime degli appalti sotto soglia: occorre superare – afferma la Cna – la continua assimilazione alle regole previste dalle direttive comunitarie e vincolanti solo per i contratti sopra soglia.

In particolare, con riferimento al subappalto, va reintrodotto un limite, altrimenti si rischia di premiare imprese prive di capacità organizzativa, che traslano sulle imprese più piccole responsabilità ed oneri di cui dovrebbe farsi carico direttamente l’impresa aggiudicataria.

La Cna chiede poi l’introduzione di misure di preferenza nelle procedure di gara, che si sostanziano in un meccanismo automatico di riserva di una quota dell’appalto in favore delle piccole imprese, in modo da farle comunque partecipare alle gare per un ammontare consono ai loro fatturati.

Altra proposta è di potenziare gli uffici delle stazioni appaltanti con una figura nuova, un ambasciatore delle piccole imprese: il suo compito è essenzialmente quello di tutelare il loro accesso alle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici.

Necessario poi definire un bando tipo per le procedure sotto soglia e favorire l’interoperabilità tra le banche dati pubbliche per velocizzare i controlli sulla veridicità dei requisiti da parte degli operatori e non richiedere agli stessi informazioni già presenti nei diversi database pubblici. Per la trasparenza, la Cna invoca che siano resi disponibili tutti gli atti pre e post gara.

Settima proposta, la qualificazione delle stazioni appaltanti e degli operatori economici, ed ottava le facilitazioni alla partecipazione al mercato degli appalti delle diverse forme di aggregazione degli operatori economici, superando alcune criticità che invece penalizzano i consorzi.

Per la proporzionalità dei criteri ambientali minimi (CAM), la Cna ritiene che occorra perseguire un piano per la formazione e la qualificazione sia delle imprese che delle stazioni appaltanti. Infine, l’ultima proposta è di potenziare il ruolo della cabina di regia sull’andamento della riforma del codice dei contratti con la presenza delle associazioni di categoria.

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