«La collaborazione da parte di chi si sottopone al vaccino è fondamentale al fine di mettere i medici e gli altri professionisti sanitari nella condizione di poter fare le giuste considerazioni. E i medici e i professionisti sanitari non devono trasformare la raccolta del “consenso informato” in un mero atto burocratico per non avere responsabilità». È il parere del giurista Vincenzo Antonelli, docente di Legislazione Sanitaria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
In un’intervista all’AGI, Antonelli spiega che in casi come quello di Camilla Canepa, la diciottenne di Sestri Levante, morta due settimane dopo essersi vaccinata, «può essere di aiuto la disponibilità di un fascicolo elettronico sanitario».
«C’è bisogno di investire su questi aspetti perché poter interrogare una banca dati sarebbe fondamentale per prevenire gli eventi avversi» aggiunge il professore Antonelli.
«Tenuto conto delle condizioni di emergenza in cui stanno operando i medici. È nell’interesse del paziente collaborare e il medico e gli altri professionisti sanitari non devono trasformare il momento del consenso in un atto di deresponsabilizzazione. L’attenzione deve rimane massima».
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