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Antonella Viola (immunologa): «La latitanza di una politica sanitaria europea»

Sulla Stampa l’immunologa Antonella Viola dice che è dall’inizio della pandemia che si osserva con stupore il diverso metodo adottato dalle agenzie regolatorie del farmaco di Europa e Stati Uniti.

Pochi giorni fa, l’americana Fda ha negato l’autorizzazione alla terza dose di vaccino anti-Covid19 per le persone che non siano anziane, immunodepresse o comunque ad alto rischio di Covid19 severo.

Lo ha fatto perché, prima di estendere la terza dose alle persone che sono a basso rischio di sviluppare la malattia Covid19 in modo severo, è necessario calcolare bene costi, rischi e benefici di quest’intervento.

Lunedì, sulla terza dose si è espressa anche l’Ema, l’agenzia regolatoria europea. Il comunicato di Ema dice che è possibile vaccinare con una terza dose, ad almeno 28 giorni dalla seconda, le persone con un sistema immunitario gravemente debole. Questo conferma la linea scelta dal nostro Paese, che sta vaccinando anziani e pazienti immunodepressi.

Poi, però, nel documento si introduce una distinzione netta tra terza dose – che serve appunto per le persone immunodepresse – e il richiamo, cioè una eventuale terza somministrazione da destinare a chi ha un normale sistema immunitario, allo scopo di mantenerne attiva la protezione nel tempo.

Qui la posizione di Ema diventa, come purtroppo abbiamo già visto in occasione della questione AstraZeneca, cerchiobottista. Così, mentre da un lato si dice che, a partire dai 18 anni di età, è possibile ripetere la somministrazione del vaccino a distanza di almeno 6 mesi dalla seconda dose, si sottolinea anche che non ci sono dati definitivi sull’efficacia e sulla sicurezza di questi richiami e che Ema sta monitorando la situazione.

Che significa? Semplicemente che ogni Stato europeo sarà libero di fare ciò che crede e che, anche stavolta, possiamo dimenticarci del sogno di una politica sanitaria europea.

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