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Angelo Panebianco (Corriere della Sera): «Se si invoca la pace, bisogna avere il coraggio di chiederla a Putin»

Negli appelli alla pace che risuonano in Europa – commenta Angelo Panebianco sul Corriere della Sera – c’è molta ambiguità. Per non dire ipocrisia.

Chi sarebbe così pazzo da non volere la pace? E tuttavia, non si può invocare la pace senza indirizzare l’invito solo a colui che la guerra ha voluto e scatenato, ossia Vladimir Putin. È lui, e solo lui, che deve decidere se è ormai stanco della guerra e se è disposto ora a ritirarsi.

Chi invoca la pace non può fingere di ignorare che i civili uccisi e i territori bombardati o occupati sono solo ucraini, non russi. Si prepara in Italia una manifestazione «per la pace». Ottimo e abbondante.

Si spera però che la pace, in quella manifestazione, venga chiesta non «alle due parti», alle vittime come ai carnefici, ma solo a questi ultimi.

Coloro che si apprestano a parteciparvi dovrebbero farsi un piccolo esame di coscienza: dovrebbero chiedersi cosa penserebbero, quali sarebbero i loro sentimenti, se i loro genitori, i loro figli o qualche loro caro amico fossero stati appena uccisi da un esercito invasore, le loro case distrutte, le loro vite totalmente sconvolte.

Le tirannie si nutrono di paura. Vivono di intimidazioni. C’è sempre una componente sadomasochistica nella relazione fra il tiranno e coloro che ne subiscono il fascino. Non si spiegano altrimenti le diffuse simpatie di cui Hitler godeva in Europa alla vigilia della Seconda guerra mondiale.

Così come non si spiega altrimenti – antiamericanismo a parte – il putinismo di casa nostra, il favore che a Putin riserva, stando ai sondaggi, una consistente minoranza europeo-occidentale. Si dice: le democrazie sono più forti delle tirannie.

In linea di principio è vero ma ciò non significa che le tirannie siano già battute in partenza. Esse prevalgono se riescono a sfruttare le divisioni e la demoralizzazione del campo avversario.

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