Angelo De Mattia è intervenuto su Milano Finanza a proposito del nuovo governo, che molto probabilmente sarà guidato da Mario Draghi. L’ex direttore centrale della Banca d’Italia sostiene la difficoltà della missione affidata all’ex presidente della Bce: «Il programma che proporrà il presidente incaricato Mario Draghi sarà la cartina di tornasole della sincerità delle fulminee conversioni verificatesi in questi giorni negli schieramenti politici e fugherà, se così sarà, l’ipotesi del carattere tattico di questa metanoia».
De Mattia fa un parallelo storico. «Ma non sarà facile. Intanto, il richiamo del governo Parri del 1945 è improprio per due ragioni: non si vedono affatto, nei partiti che hanno finora dichiarato di essere pronti alla costituzione dell’esecutivo, i De Gasperi, i Togliatti, i Nenni, gli Arangio Ruiz degli anni 2000. In più quell’esperienza durò circa sei mesi: ciò potrebbe apparire in armonia solo con quanto ha detto Matteo Salvini, il quale ha dichiarato che il governo durerà i mesi che servono. Il programma certamente si sforzerà di dare risposte alle questioni nodali: dal piano vaccinale al Recovery Plan, al blocco dei licenziamenti e alla cassa integrazione, alle riforme fiscale, della Pubblica amministrazione e della Giustizia, ai giovani, alla ricerca, al Mes, alle questioni riguardanti la normativa bancaria e finanziaria. Sono, questi, temi che si possono affrontare bordeggiando oppure entrando con decisione in medias res».
Fondamentale sarà snocciolare i temi del programma, per Draghi. «Si può, allora, circoscrivere l’area del programma ad aspetti nodali che potrebbero (anche se non è facile) trovare un’ampia convergenza, ma, allora, si capirebbe che la vita dell’esecutivo è ad tempus e che, benché lo si neghi, il governo che si forma è sostanzialmente di scopo, per poi portare il paese alle elezioni anticipate. È tuttavia sperabile che così non sia. Oggi si ha bisogno di un programma organico, solido, trasparente, non sottoposto a incertezze né opera di gesuitismi, che affronti anche temi europei e internazionali, a maggior ragione per la svolta che si potrà realizzare a livello globale con la nuova amministrazione americana».
In chiusura De Mattia, sostiene che sarà fondamentale l’approccio che Draghi darà alla manovra di governo. «È chiaro che, secondo l’indirizzo del capo dello Stato, Sergio Mattarella, il governo non dovrà incarnare alcuna specifica formula politica. Ma, se il programma o punti importanti di esso troveranno in ipotesi l’accoglimento di alcune formazioni e non di altre, di ciò non potrà non tenersi conto per quel che attiene agli schieramenti. Non vi è un Houdini che renda tutto possibile. Né Draghi, qualora sia convinto di alcune proposte programmatiche, vi rinuncerà per nicodemismo, al fine di facilitare le adesioni del maggior numero di partiti. Al punto in cui siamo si deve sperare che Draghi riesca nell’impresa, ma non bisogna nascondersi le difficoltà. Fondamentale sarà l’approccio iniziale che adotterà: la sua sarà una politica espansiva o no? La coesione sociale è strettamente legata a questo tipo di politica che, pur con osservanza di alcuni vincoli, rappresenta una vera, importante svolta».








