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Angelo Borrelli (Ex capo Protezione Civile): «Tante pressioni, ma la mia Protezione Civile non si è mai tirata indietro»

«Abbiamo subito tante pressioni ma la mia Protezione Civile non si è mai tirata indietro». Lo afferma l’ex capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, intervistato da Corrado Zunino per la Repubblica.

Borrelli, ma lei è rimasto al Dipartimento dopo la chiamata al comando di Fabrizio Curcio? «No, non avrei potuto. Sono un esperto di contabilità e ho fatto domanda per entrare nella Corte dei conti. Ho saputo, giusto ieri, che è la pratica per l’accettazione della richiesta è partita, è solo questione di tempo e sarò un magistrato contabile. Per alcuni giorni ancora, comunque, mi godo questa libertà, dopo alluvioni, terremoti, la pandemia».

Ecco, la pandemia. Cosa ne pensa del modo in cui questo governo sta affrontando la terza ondata? «Il Piano vaccinale è la madre di tutte le battaglie, non posso che fare il tifo affinché riesca ad andare in porto. Velocemente». Non potrebbe essere ancora lei alla guida di questa battaglia? «È una ferita aperta, non si è cicatrizzata. Ci vorrà un altro mese, direi due».

Quindi non è stato un addio consensuale, l’hanno allontanata. Visto da fuori, sembra che lei abbia preferito riportare la Protezione in un alveo di routine dopo che da febbraio a maggio vi avevano messi in un frullatore di bollettini epidemiologici, compiti sanitari e acquisti di mascherine e ventilatori. «Non è così. La pandemia è un’emergenza, e quindi è un compito naturale della Protezione Civile. Per statuto, per natura, e sfido chiunque a dire che il coronavirus non sia stato e non sia un’emergenza».

«Abbiamo sempre fatto quello che un governo ci ha chiesto, siamo pur sempre un Dipartimento della presidenza del Consiglio». Quindi è stato il Governo Conte che ha smesso di chiedervi di occuparvi della pandemia. Vi ha gradualmente estromessi per affidare sempre più compiti al commissario Domenico Arcuri. «Non voglio fare polemiche adesso, non servirebbero a nessuno. Tra un mese spiegherò tutto, forse due».

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