Il ministro Cingolani il 19 maggio in un’intervista a Il Foglio diceva: «se mi si chiede se vi sono opzioni per produrre energia attraverso il nucleare, le dico sì. C’è un’opzione concreta che è quella che riguarda l’utilizzo dei mini reattori nucleari da 300 MW, dovesse la commissione europea considerarla una fonte di energia pulita sarebbe nostro dovere aprire una discussione e prendere in considerazione il mini nucleare». Lo ricorda il coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli.
«Cambiare idea in 72 ore è legittimo – aggiunge – ma è un problema del ministro, non di chi ha fatto notare che il nucleare è stato bocciato da ben due referendum, ma il ministro avrebbe oggi dovuto spiegare quale sarà la posizione dell’Italia presso l’Ue sul mini nucleare, considerato che Cingolani lo ha preso ad esempio da tenere in considerazione».
«Il problema del PNRR scritto dal ministro Cingolani per quanto riguarda la parte sulla transizione ecologica- continua l’esponente dei Verdi- è che la transizione non c’è, perché si rinuncia a finanziare il trasporto pubblico, i depuratori, le reti idriche che perdono il 41% di acqua potabile e oggi che è la giornata della biodiversità ricordo che il Piano di resilienza destina solo lo 0,8% delle risorse totali».
«L’avversione del ministro, inoltre, alla mobilità elettrica a cui destina solo 750 milioni di euro e il poco impulso dato alle rinnovabili favorendo invece l’idrogeno alimentato a gas spiega che l’impostazione del governo è nei principi vicina alla transizione ecologica ma nei contenuti assolutamente lontana».
«Con questo PNRR – conclude – si è persa una grande occasione per costruire politiche industriali e infrastrutturali nuove e moderne legate alla conversione ecologica e se a questo aggiungiamo che il governo ha inviato al parlamento una relazione che dice sì al ponte sullo stretto di Messina in un’area tra le più ad alto rischio sismico, chiedo al ministro Cingolani: dov’è la transizione ecologica?».
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