“In questi vent’anni tra internet, social e adesso l’intelligenza artificiale è un far west che non è stato ancora regolamentato. Chiediamo al governo, al Parlamento e alle istituzioni che si prendano delle decisioni, che si cerchino di creare le condizioni di una nuova legge che possa ricevere tutti questi cambiamenti epocali che non possono riflettersi ancora in una legge dell’editoria che è del 1981”.
È l’appello lanciato dal presidente della Fieg, Andrea Riffeser Monti, in occasione della presentazione al ministero della Cultura della quarta analisi dell’istituto di ricerca Ipsos Doxa per l’Aie sulla pirateria nel mondo del libro.
“Questo è un appello – ha proseguito il presidente Fieg – perché abbiamo bisogno che l’informazione sia veritiera. Sappiamo infatti che il 51% delle notizie che girano sono false. Questo è un momento epocale in cui intervenire in questo settore”.
“Per gli editori – ha aggiunto Riffeser Monti – i problemi legati alla pirateria si distinguono in tre fasi: la prima è cartacea; la seconda è digitale; la terza riguarda le risorse economiche. Per quanto riguarda la carta, per me la pirateria consiste anche nel fatto che, per una copia venduta, dieci sono i lettori. Questo cosa vuol dire? Che la gente legge il giornale praticamente al bar. Questo per me è anche pirateria, ovvero la condivisione della gente che legge il giornale ma non lo compra. Poi c’è la situazione della parte digitale: sappiamo benissimo che ci sono siti come Telegram e WhatsApp che dopo il Covid, dopo il 2019, sono esplosi”.
Per quanto riguarda la “parte economica e le risorse” – secondo Riffeser Monti – “l’informazione ormai si divide tra informazione di qualità e intrattenimento, ma gli utenti non hanno più la percezione di questa divisione perché tutto si mischia. Nessuno di noi ormai quando naviga su internet capisce più se quello che sta leggendo è vero o falso, quindi – ha ammonito – ci vuole una netta distinzione tra l’informazione di qualità e l’intrattenimento. Perché per l’intrattenimento tutti privilegiano il click che rende più soldi, l’informazione invece non rende così tanto”, ha concluso il presidente della Fieg.








