Secondo quanto rilevato dalle stime di Ance di fronte alla direttiva Ue sulle case green, saranno 1,8 milioni gli edifici che dovranno essere riqualificati per migliorare la prestazione energetica, con un investimento totale in 10 anni di circa 59 miliardi. I dati sono stati presentati a Milano alla presentazione della nuova edizione di Siae, la fiera delle costruzioni in programma a ottobre a Bari.
La direttiva Ue, quindi, coinvolge un ampio numero di immobili, con l’Italia che ha il 58% degli edifici ricompreso nelle due classi peggiori di efficienza energetica, secondo i dati Enea. Il settore, dunque, chiede che si intervenga con investimenti pubblici e finanziamenti accessibili alle famiglie per attuare in Italia il piano europeo sulle case green. Questo in un contesto che ha visto, secondo i dati presentati oggi, nel 2022 il settore delle costruzioni determinare un terzo della crescita del Pil italiano (+3,9%), con un aumento sia degli investimenti sia del valore della produzione.
A pesare, però, sulle stime future rientra la questione del Superbonus 110%, che secondo i dati Nomisma ha generato un impatto economico per 195,2 miliardi con un incremento di quasi 1 milione di occupati, ma con 19 miliardi di crediti incagliati, una situazione che, secondo le stime di Federcostruzioni, metterebbe a rischio fallimento 32.300 imprese, 171.000 occupati e 114.000 interventi progettati.
«La sfida che arriva dall’Europa, soprattutto considerando le peculiarità del patrimonio immobiliare italiano, è importante e un grande Piano europeo per la neutralità e l’indipendenza energetica dev’essere necessariamente sostenuto da politiche di investimento comunitarie. Serviranno regole chiare fin dall’inizio e un sostegno sia a livello di governo nazionale sia europeo, a differenza per esempio del Superbonus, dove le regole sono cambiate ogni 45 giorni. La transizione ecologica è qualcosa cui dobbiamo mirare, ma per farlo serve un sostegno economico alle famiglie» le parole di Regina de Albertis, presidente Assimpredil Ance.
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