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Allarme parrucchieri: a rischio chiusura un salone su quattro

Che i parrucchieri siano indispensabili lo si evince dalle chiome improbabili di chiunque posti una propria foto sui social. Anche il Presidente della Repubblica in un simpatico fuorionda ha sfoggiato un ciuffo per poi dire: “anche io ho bisogno del barbiere”. Ora però l’intera categoria lancia un grido di allarme. Troppo lontano il primo giugno che, tra l’altro capita nel giorno canonico di chiusura e che fa slittare, almeno per il momento e salvo ulteriori decisioni del Governo, l’apertura dei saloni di due giorni visto che il 2 è anche la Festa della Repubblica. C’è chi ha scritto lettere aperte al Presidente del Consiglio, c’è chi ha voluto manifestare in maniera decisa come a Padova dove alcuni parrucchieri si sono incatenati davanti ai propri negozi. Al loro fianco la Cna, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media impresa che spiega: “rimandare ulteriormente la loro apertura significa condannare a morte un settore che conta 135mila imprese”.

Conti alla mano in Italia, come cita un report pubblicato sul Corriere della Sera, “quella dei parrucchieri e dei centri estetici è la categoria di artigiani più numerosa, dopo quella
dei muratori. Con un giro d’affari che tocca i 6miliardi di euro. Ma ben il 90% dei 130.000 saloni è costituito da piccolissime unità con in media due dipendenti, capaci di generare fatturati e margini molto bassi, appena sufficienti a garantire la gestione giornaliera dell’esercizio”.

Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia è chiaro: “Dopo più di un mese di
chiusura, il 25% rischia di scomparire per sempre. Questo è un settore che ogni giorno perde 27 milioni di euro. Occoreva organizzare le riaperture in anticipo e con misure di sicurezza chiare e rigide anche perché – spiega Ancorotti al Corsera – i saloni sono già organizzati dal punto di vista dell’igiene, non capiamo come mai si debbano ritardare così tanto le riaperture mettendole in fondo al calendario dopo persino quelle dei musei.

E continuano le manifestazioni. La Cna del Nordest ha organizzato un flash mob con l’accensione delle insegne contemporaneamente in Trentino, Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia

Questo mentre Ancorotti avverte del rischio della diffusione del lavoro in nero a domicilio. “È chiaro che chi arriva nella situazione di avere fame e di dover mantenere la propria famiglia, lo fa — precisa — ma con due conseguenze negative: si alimenta l’abusivismo che fa malissimo all’intero settore e si rischia grosso a livello di sicurezza”.

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