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Allarme emissioni Co2. In Europa sono stati venduti troppi Suv

I produttori automobilistici europei hanno un problema che si chiama Suv: ne vendono troppi. In base alle norme europee varate nel 2009 per contrastare il cambiamento climatico, le case automobilistiche europee sono tenute a dimezzare le emissioni di anidride carbonica dei loro veicoli a 95 grammi al chilometro, pena il pagamento di una sanzione. Sta diventando sempre più difficile per queste aziende raggiungere l’obiettivo, in parte per la minore attrattiva delle auto a diesel – che emettono livelli relativamente bassi di Co2 – in parte per la carenza di veicoli elettrici e, infine, per l’incremento della domanda di Suv.

“I suv aiutano ad aumentare il fatturato e il margine di rendimento per i produttori di automobili”, ha commentato Felipe Munoz, analista del settore automotive di Jato Dynamics. Tuttavia, gli elevati volumi di Co2 rilasciati da questi veicoli fanno intendere che le case automobilistiche dovranno ingegnarsi con nuove idee se vogliono aderire alla normativa europea. In Europa, la quota di mercato dei suv sta raggiungendo il 50% di tutte le nuove vendite di auto nei principali mercati europei. Oltre a questo, le stesse aziende hanno registrato un balzo delle vendite di Suv.

Nella giornata di ieri, Gavin Newsom, governatore della California, ha firmato un ordine che mira all’interruzione delle vendite di auto a benzina e diesel nella regione entro il 2035. Le autorità di regolamentazione europee avevano già iniziato a lavorare per ridurre le emissioni di gas serra dalle automobili circa un decennio fa. Il primo obiettivo di 130 grammi/km era stato fissato nel 2015, cui ha fatto seguito un target di 95 grammi/km in forma graduale entro il 2020. A partire dal prossimo anno, il limite sarà applicato a tutte le auto vendute in Europa.

L’imminente cambiamento ha spinto le aziende del settore ad adattare le loro offerte. I produttori di berline di lusso come Daimler e Bmw hanno ampliato la loro gamma, includendo anche auto di dimensioni più piccole. Altri hanno invece ottimizzato i motori per renderli più efficienti e, di conseguenza, rilasciare meno emissioni. Tuttavia, i gusti dei consumatori si sono spostati nella direzione opposta, gravitando attorno a suv che rilasciano molte più emissioni rispetto alle auto più piccole. Di conseguenza, le emissioni prodotte dalle automobili dal 2017 ad oggi sono aumentate.

La data limite imposta dall’Ue si avvicina, ma i produttori di auto sono ancora lontani dal soddisfare i requisiti. Nei primi anni in cui l’Ue ha introdotto le misure per ridurre le emissioni, le case automobilistiche potevano fare affidamento sulla crescente efficienza del motore, nonché su esenzioni normative e scappatoie per ridurre le emissioni. Ma, a mano a mano che l’obiettivo diventava più impegnativo, aumentava la pressione per lo sviluppo di nuove tecnologie, in particolare veicoli elettrici e ibridi.

In Europa, in particolare in Germania, il comparto automotive aveva scommesso sul diesel, che emette meno Co2 rispetto alla benzina. La situazione si è rovesciata dopo lo scandalo dieselgate legato a Volkswagen, denunciata per aver truccato i sistemi di rilevazione delle particelle emesse dai suoi motori diesel, con i consumatori che hanno voltato le spalle a questa tecnologia.

La carenza di veicoli elettrici a prezzi accessibili ha spinto molti consumatori a scegliere auto alimentate a benzina. Questo cambiamento, unito all’amore per i suv, ha scatenato un innalzamento dei livelli di Co2. Le vendite di opzioni elettriche stanno aumentando, ma rimangono una scelta di nicchia – il 7% circa del mercato europeo.

“Se sei una grande casa di auto di lusso, la sfida è ancora più ostica”, ha commentato il Chief Executive di Daimler, Ola Kallenius. “Ma siamo davvero vicini al raggiungimento degli obiettivi del 2020”. Gli ambientalisti dubitano della capacità e della determinazione dei produttori di rimettersi in carreggiata e mettono in guardia contro qualsiasi tentativo di far naufragare gli obiettivi dell’Ue. “Attualmente, l’industria piange per un regolamento che ritiene troppo arduo”, ha spiegato Julia Poliscanova, direttore senior di Transport and Environment, un gruppo ambientalista con sede a Bruxelles. “Molti degli obiettivi relativi alle emissioni sono stati raggiunti attraverso scappatoie e manipolazione, quindi è molto difficile dare ascolto a queste lamentele”.

Osservando le scelte sui carburanti dal 2015 ad oggi, si nota che gran parte dei produttori di veicoli non ha iniziato a scommettere sui veicoli elettrici se non di recente, che rimangono ancora una piccola fetta delle nuove immatricolazioni. Ora il settore, nel caso in cui non riesca a soddisfare i target europei entro la data limite, va incontro a sanzioni che ne danneggeranno la reputazione.

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