Alessandro Vespignani (Epidemiologo): «Il lockdown non è inevitabile»

«Quello che stiamo vedendo in Italia non costituisce certo una sorpresa. Ma il lockdown si può e si deve evitare». Lo afferma Alessandro Vespignani, uno dei massimi esperti di epidemiologia computazionale e docente alla Northeastern University di Boston, intervistato sul Corriere della Sera da Giuseppe Sarcina in merito all’evoluzione del contagio in Italia e alla strategia messa in campo dal governo. Si torna a parlare di possibile chiusura totale. Esiste questo pericolo? «Il lockdown non è inevitabile. Se ci si dovesse arrivare, qualcuno dovrà assumersene le responsabilità politiche e morali».

Ma il virus ha ripreso a correre. «Non è un certo una sorpresa. Lo sapevamo tutti che l’epidemia avrebbe ripreso forza in autunno, con la riapertura delle scuole, la ripresa delle attività e così via. Ora serve sangue freddo e giocare d’anticipo contro il virus, direi ‘a zona’ per usare un’espressione calcistica. Innanzitutto, le misure prese dal governo vanno poi declinate a livello territoriale. Il Covid va stanato regione per regione, città per città, quartiere per quartiere. Occorrono restrizioni mirate, non servono le misure a tappeto. E più che al numero dei positivi in generale, dobbiamo guardare alla situazione negli ospedali, alla saturazione dei posti nelle terapie in tensive».

D’accordo, ma intanto gli italiani si trovano davanti a un nuovo decreto del governo. E non è facile capire e quindi accettare il senso di alcune misure. Per esempio, le cene in casa con più di sei persone. «Qui c’è un problema di comunicazione. Immagino che il governo abbia adottato quelle misure sulla base di dati scientifici. Però ora le deve spiegare ai cittadini. Immagino che il Cts abbia raccolto segnali importanti che il coronavirus si trasmette nei contatti con persone estranee al nucleo famigliare, identificato, per stare larghi, con una media di sei persone. Però tutto questo ragionamento va spiegato, altrimenti nessuno capisce l’importanza della misura».

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