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Alessandro Donetti, docente Polimi: “In futuro conterà la cultura che il brand produce”

“In un futuro ormai prossimo i brand non saranno più scelti soltanto sulla base dei prodotti che offriranno, ma sulla base della cultura che produrranno per essere vissuta dalle persone”. Questo servirà a rafforzare il legame fra consumatori e marchi, a fronte di una concorrenza sempre più forte, e spesso proveniente anche dalle aziende di settori differenti rispetto al proprio.

È un processo, secondo Alessandro Donetti, docente alla Graduate school of management del Polimi e advisor di brand globali, innescato dal digitale, che la progressiva diffusione degli ambienti virtuali non farà che accelerare. Donetti è uno degli ospiti della seconda giornata dell’8° Milano Marketing Festival organizzato da Class Editori che si svolge fino a domani e a cui si può partecipare online sui siti di su italiaoggi.it, Class Cnbc (Sky 507), milanofinanza.it, e salonedellostudente.it. L’avvertenza di Donetti è che non ha senso ormai fare la distinzione fra fisico e virtuale, tantomeno utilizzare il termine reale: “Esiste per le persone una sorta di relazione simbiotica e di complementarità tra il vivere un’esperienza digitale e il vivere un’esperienza fisica”.

Il motivo è che ormai le persone spendono una parte considerevole del loro tempo frequentando gli ambienti digitali e questo influenza non solo le relazioni tra le persone ma anche le relazioni fra le persone e il brand.

Due esempi sono in grado di mostrare quanto ragionare per ambienti distinti ormai non abbia più senso: la spesa crescente per l’acquisto di prodotti virtuali, come i capi d’abbigliamento che non si indosseranno mai perché in realtà si fanno indossare ai propri avatar nei vari ambienti di gioco, così come le cifre ingenti spese per opere d’arte digitali.

Secondo Donetti questo accade “perché evidentemente non ha alcuna rilevanza la funzione d’uso di questi oggetti, bensì perché hanno un significato, rappresentano qualcosa. Tutto questo inciderà radicalmente nella relazione tra marchi e persone: i brand non saranno più scelti sulla base di ciò che producono, appunto, bensì “sulla base di ciò che rappresentano, della cultura che saranno in grado di produrre”.

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