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Calo demografico, lavoro e pensioni: il cambio di paradigma

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Il calo demografico al centro del nuovo paradigma del lavoro

Il calo demografico è stato indicato come il principale fattore strutturale che sta ridisegnando il mercato del lavoro italiano nel convegno Work shortage e sfida demografica: verso un nuovo paradigma del lavoro, svoltosi a Palazzo Wedekind a Roma. L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Allievi SNA e da Federmanager, ha analizzato l’impatto dell’inverno demografico sulla capacità produttiva del Paese, sulle dinamiche occupazionali e sulla sostenibilità di lungo periodo del sistema di welfare.

Il ruolo dell’INPS nella sfida demografica

Nel suo intervento introduttivo, il presidente dell’INPS, Gabriele Fava, ha richiamato la necessità di affrontare in modo strutturale la crescente carenza di manodopera, sottolineando come diventi indispensabile costruire una nuova alleanza stabile tra imprese, sistema dell’istruzione e formazione. Secondo Fava, infatti, solo mettendo in sintonia competenze, fabbisogni produttivi e percorsi di ingresso nel mercato del lavoro è possibile garantire competitività e tenuta del sistema previdenziale.

Accanto al sostegno alle nuove generazioni, Fava ha evidenziato l’urgenza di investire nella riqualificazione e nell’aggiornamento continuo dei lavoratori senior, in particolare degli over 55, affinché il mercato del lavoro valorizzi le persone lungo tutto l’arco della vita attiva e non le espella.

Declino demografico e soluzioni nel breve e lungo periodo

Un’analisi articolata dell’impatto del declino demografico sul mercato del lavoro è stata proposta dalla direttrice generale dell’INPS Valeria Vittimberga. Nel breve e medio periodo, fino al 2040, Vittimberga ha indicato la necessità di affrontare la cosiddetta “gobba” pensionistica dei baby boomers attraverso l’immissione di nuovi lavoratori e investimenti mirati su giovani, donne, disoccupati e inoccupati, per sostenere occupazione e sistema pensionistico.

Nel lungo periodo, l’attenzione deve spostarsi su produttività, qualità organizzativa, PMI, management e competenze, adottando tecnologie capaci di migliorare la qualità del lavoro e redistribuire i profitti attraverso processi di reskilling. Centrale, inoltre, il tema di attrattività e salari, con politiche in grado di rendere l’Italia competitiva per i talenti ed evitare la fuga di cervelli.

Oltre l’emergenza: sostenibilità e trasformazioni strutturali

Il presidente dell’Associazione Allievi SNA Alessandro Romano ha invitato a guardare oltre l’emergenza quotidiana per affrontare i fenomeni strutturali che stanno già trasformando l’Italia. In particolare, ha richiamato l’attenzione sull’impatto del calo demografico su mercato del lavoro, sistema pensionistico e assistenza sanitaria, sottolineando come temi quali equilibrio di genere, immigrazione e invecchiamento della popolazione stiano già incidendo sulla composizione occupazionale e continueranno a farlo nei prossimi vent’anni.

Welfare, fiscalità e nuovo equilibrio occupazionale

Per Valter Quercioli, il convegno ha rappresentato un passaggio istituzionale cruciale per ripensare il lavoro in un Paese segnato dall’inverno demografico. Quercioli ha posto l’accento sulla necessità di mantenere la sostenibilità del welfare con un numero minore di lavoratori, puntando su occupazione ad alto valore aggiunto e su una ripresa della manifattura. Ha inoltre sollecitato un dibattito su una nuova fiscalità, capace di spostare il peso dalle persone fisiche alle rendite e all’automazione, aprendo la strada a un sistema tributario più moderno.

Giovani, formazione e intelligenza artificiale

Nel corso dei lavori, Francesco Verbano ha sottolineato la centralità delle nuove generazioni in un contesto di denatalità ormai strutturale. Secondo Verbano, la sostenibilità passa dalla valorizzazione del capitale umano, degli inattivi e dei lavoratori marginalizzati attraverso formazione e aggiornamento continuo. In questo quadro, l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento per rendere più efficienti le istituzioni e migliorare la qualità dei servizi, permettendo di fare di più con meno risorse.

Partecipazione al lavoro e equilibrio previdenziale

A chiudere il quadro è stato l’intervento di Gianfranco Santoro, direttore DC Studi INPS, che ha osservato come, di fronte alla riduzione dei posti di lavoro prevista entro il 2050, diventi essenziale attivare il potenziale delle persone oggi ai margini del mercato del lavoro. L’aumento della partecipazione femminile e giovanile e il rafforzamento delle politiche di conciliazione vita-lavoro rappresentano leve decisive per sostenere l’equilibrio del sistema previdenziale. Santoro ha inoltre ricordato che la transizione demografica riguarda tutti i Paesi industrializzati, ma che in Italia il calo della natalità e l’invecchiamento della popolazione si sono manifestati prima e in modo più accentuato, richiedendo interventi tempestivi e mirati.

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