La conciliazione tra vita familiare e lavoro diventa una leva strategica per la competitività delle imprese italiane. È questo il messaggio al centro dell’iniziativa promossa da Unioncamere, insieme al Dipartimento per le Politiche della Famiglia e al Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che mette a disposizione 7,5 milioni di euro per accompagnare le aziende verso una nuova certificazione dedicata al work-life balance.
L’obiettivo è favorire l’adozione di modelli organizzativi capaci di migliorare il benessere dei lavoratori e, allo stesso tempo, sostenere la produttività delle imprese. Il programma punta inoltre a portare 1.000 aziende a conseguire la certificazione nell’arco di un anno, grazie anche all’introduzione di uno sgravio contributivo previsto per le imprese certificate.
Unioncamere: le imprese attente alle persone crescono di più
A sostenere la scelta sono anche i dati elaborati da Unioncamere e dal Centro Studi Tagliacarne, che evidenziano come gli investimenti nella conciliazione vita-lavoro producano effetti concreti sulle performance aziendali.
Nel 2026, il 35% delle imprese che investono nel benessere dei lavoratori e in una migliore gestione dei tempi di vita e lavoro dichiara un aumento del fatturato rispetto all’anno precedente. Tra le aziende che non realizzano questi investimenti, la quota si ferma al 22%.
Anche sul fronte dell’occupazione emergono differenze significative. Il 20% delle imprese più attente alla qualità dell’organizzazione registra una crescita degli occupati, mentre tra le altre aziende la percentuale si limita al 10%.
Lo stesso andamento riguarda l’innovazione. Il 45% delle imprese che investono nella conciliazione ha già adottato oppure sta introducendo tecnologie digitali, contro il 22% delle realtà meno sensibili a questi aspetti.
Prete: il benessere organizzativo è una leva strategica
Il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, sottolinea il valore economico di queste politiche.
«Investire nel benessere organizzativo non è un’attività accessoria, ma una leva strategica che incide direttamente su produttività, attrazione dei talenti, innovazione e reputazione», afferma Prete.
L’iniziativa nasce proprio con l’obiettivo di consolidare questo legame tra qualità dell’organizzazione aziendale e crescita economica, accompagnando le imprese nell’adozione della nuova certificazione dedicata alla conciliazione tra vita e lavoro.
Un investimento da 7,5 milioni per 1.000 imprese
L’intervento promosso da Unioncamere e dal Governo dà attuazione al Piano nazionale per la famiglia 2025-2027 e alla Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026.
Il progetto prevede un investimento complessivo di 7,5 milioni di euro destinato ad accompagnare le imprese nel percorso di certificazione. Alla nuova certificazione il Governo ha inoltre associato un esonero dal versamento dei contributi previdenziali, con l’obiettivo di rendere più conveniente l’adozione di politiche aziendali favorevoli alla genitorialità e alla conciliazione.
Roccella: un investimento per famiglie, imprese e società
La ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Eugenia Roccella evidenzia il valore strategico della misura.
«La conciliazione tra lavoro e vita familiare è un pilastro essenziale nel sostegno alle famiglie ed è un fattore di sviluppo sia economico che sociale», dichiara la ministra.
Secondo Roccella, costruire ambienti di lavoro più favorevoli ai genitori rappresenta una scelta che produce benefici diffusi.
«La costruzione di ambienti di lavoro accoglienti per i genitori, e in particolare per le mamme che più risentono delle difficoltà nella conciliazione, non è una spesa a fondo perduto ma un investimento fruttifero per tutti: per le famiglie, per le imprese, per la società nel suo complesso».
La ministra ricorda inoltre le iniziative già adottate dall’Esecutivo.
«Per questo il nostro governo non solo ha potenziato i congedi, agevolato l’accesso ai servizi per l’infanzia, sostenuto le famiglie attraverso sostegni diretti e le lavoratrici madri con iniziative specifiche, ma ha promosso fin dal primo giorno un’alleanza strategica con il mondo del lavoro e dell’impresa».
Infine, Roccella spiega il significato della nuova certificazione.
«La nuova certificazione sulla conciliazione vita-lavoro va esattamente in questa direzione, e la scelta di associare ad essa uno sgravio contributivo per le aziende certificate vuole mandare un messaggio preciso nel senso della responsabilità sociale e della promozione di comunità accoglienti e vitali».
Una campagna nazionale per diffondere il modello
La campagna informativa è partita da Roma con un forum organizzato da Unioncamere, in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche della Famiglia e il Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
L’incontro ha presentato alle imprese la nuova certificazione Uni dedicata al work-life balance, illustrando il sistema di accreditamento, gli incentivi previsti e alcune esperienze già sviluppate da aziende e reti di imprese che adottano politiche di conciliazione.
Al forum hanno partecipato, oltre alla ministra Eugenia Roccella e al presidente Andrea Prete, anche tecnici ed esperti del settore, rappresentanti di Uni, Accredia e della Provincia autonoma di Trento, promotrice dell’esperienza del Family Audit.
Il confronto ha posto l’attenzione sulle implicazioni organizzative e culturali della certificazione, con l’obiettivo di diffondere un modello di impresa capace di coniugare benessere delle persone, produttività e competitività.








