La denatalità non dipende da un cambiamento del desiderio di diventare genitori, ma da un contesto che rende difficile scegliere se e quando avere figli. È questa la conclusione del position paper dell’Osservatorio Natalità di Aledis Aps, anticipato alla Camera dei deputati e in programma per la presentazione pubblica a Bergamo.
L’indagine, realizzata su un campione di 478 risposte raccolte in 57 giorni, fotografa le difficoltà percepite da chi vorrebbe costruire una famiglia. Secondo il documento, il problema principale riguarda l’assenza di condizioni favorevoli, tra servizi insufficienti, costi elevati e organizzazione del lavoro.
Il position paper dell’Osservatorio Natalità di Aledis
Il documento si basa sulle risposte di un campione composto per il 72,4% da donne, mentre il 43,7% degli intervistati ha un’età compresa tra 27 e 45 anni.
La sintesi del lavoro è racchiusa nell’affermazione riportata nel paper:
«La denatalità non è un desiderio che cambia, ma un sistema che non mette le persone in condizione di scegliere se e quando avere figli».
L’Osservatorio evidenzia come il fenomeno sia legato soprattutto a ostacoli strutturali che incidono sulla possibilità concreta di progettare la genitorialità.
Servizi, congedi e carico di cura tra le principali barriere
L’indagine rileva che l’86,6% degli intervistati giudica insufficiente il sostegno dello Stato e ritiene che il congedo sia ancora visto negativamente dal datore di lavoro.
Per l’81,8% del campione, il costo dei servizi rappresenta la principale barriera alla scelta di avere figli. Inoltre, il 71,5% individua nella donna il principale punto di riferimento del carico di cura all’interno della famiglia.
Tra gli ostacoli strutturali indicati dal position paper figurano l’assenza di supporto, il deficit e il costo dei servizi, lo stigma associato ai congedi e l’asimmetria nella distribuzione delle responsabilità di cura.
Le proposte di Aledis per sostenere la natalità
Il documento propone una serie di interventi articolati su tre livelli.
Per le istituzioni vengono indicati asili universali e gratuiti e l’introduzione del congedo di paternità obbligatorio.
Per le piccole e medie imprese il paper suggerisce incentivi fiscali e la realizzazione di micro-nidi consortili, mentre alle imprese viene proposto di favorire lo smart working e sistemi di valutazione delle carriere basati sui risultati.
Secondo il documento, inoltre, il principale divario non riguarda il confronto tra Nord e Sud, bensì quello tra città e territorio.
Agosta: il problema riguarda servizi e organizzazione del lavoro
A margine della presentazione, la presidente di Aledis, Angelica Agosta, ha spiegato il significato dell’indagine.
«Il nostro pubblico è autoselezionato: ha risposto chi vuole avere figli e si trova in difficoltà», ha dichiarato.
Agosta individua nelle carenze dei servizi e nel loro costo alcuni dei principali ostacoli alla natalità.
«Una delle barriere principali è l’assenza di servizi e il costo del servizio, ma c’è anche il tema di come le aziende affrontano il fatto che qualcuno decida di fare un figlio, quindi lo stigma del congedo», ha aggiunto.
Cavandoli: il Governo ha introdotto misure, ma il calo delle nascite continua
Nel corso della presentazione è intervenuta anche la deputata della Lega, Laura Cavandoli, che ha richiamato gli interventi adottati dall’Esecutivo.
«Questo governo ha fatto molto, dal bonus asilo nido al bonus bebè, ma vediamo comunque un calo strutturale delle nascite», ha affermato.
La parlamentare ha inoltre sottolineato l’andamento dell’occupazione femminile.
«Siamo partiti da numeri preoccupanti che ci collegavano agli ultimi posti in Europa. Andiamo avanti in questa direzione», ha dichiarato, rivendicando il raggiungimento del 54% di occupazione femminile.
Il position paper dell’Osservatorio Natalità di Aledis propone quindi una lettura della crisi demografica fondata sulle condizioni che influenzano le scelte di genitorialità, individuando nelle politiche per i servizi, nell’organizzazione del lavoro e nella condivisione delle responsabilità familiari alcuni dei principali ambiti di intervento.








