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Dossier Natalità 2026: gli italiani vogliono figli ma il 62,2% rinuncia per motivi economici e sociali | L’analisi

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Il calo delle nascite in Italia non nasce da una diminuzione del desiderio di diventare genitori, ma dall’impossibilità di trasformare quel desiderio in una scelta concreta. È questo il dato centrale che emerge dal Dossier Natalità 2026, intitolato Volere o Potere, realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con Istat e presentato il 28 luglio a Palazzo Wedekind, a Roma, nel corso di un evento patrocinato dall’INPS.

Alla presentazione hanno preso parte Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità, Francesco Maria Chelli, presidente dell’Istat, e Valeria Vittimberga, direttore generale dell’INPS. Il rapporto analizza l’evoluzione della situazione demografica italiana e individua le principali cause che impediscono a milioni di persone di realizzare il proprio progetto familiare.

Il Dossier Natalità 2026 fotografa il minimo storico delle nascite

I dati raccolti nel Dossier Natalità 2026 confermano una tendenza ormai consolidata. Nel 2025 in Italia sono nati appena 355 mila bambini, il dato più basso registrato dal secondo dopoguerra, mentre il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna.

Secondo il rapporto, tuttavia, questi numeri non raccontano una società che non desidera più avere figli. Al contrario, descrivono un Paese nel quale la distanza tra ciò che le persone vorrebbero realizzare e ciò che riescono concretamente a fare continua ad aumentare.

Il 62,2% rinuncia ai figli per ostacoli economici, lavorativi e sociali

Uno dei dati più significativi del dossier riguarda le motivazioni che portano gli italiani a rinunciare alla genitorialità.

Tra le persone in età feconda che non avranno altri figli, il 62,2% afferma di aver rinunciato a causa delle difficoltà incontrate lungo il proprio percorso di vita. Soltanto il 5,5% dichiara invece che avere figli non rientra nel proprio progetto personale.

Il rapporto evidenzia anche il forte divario tra intenzioni e risultati. Se tutte le intenzioni di fecondità espresse dalle donne italiane si fossero concretizzate, nel 2025 sarebbero nati circa 760 mila bambini, più del doppio rispetto ai 355 mila effettivamente registrati.

Le difficoltà economiche e il lavoro pesano sulle scelte delle famiglie

Il Dossier Natalità 2026 individua nelle condizioni economiche e lavorative il principale ostacolo alla nascita di nuovi figli.

Oltre 2,8 milioni di italiani indicano infatti le difficoltà economiche e occupazionali come la principale causa della rinuncia alla genitorialità.

Il rapporto evidenzia inoltre una forte differenza tra uomini e donne. Il 49,9% delle donne teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità, mentre questa preoccupazione riguarda il 24% degli uomini.

Accanto alle difficoltà lavorative emerge anche il tema del welfare familiare. Sono oltre 3 milioni le donne inattive per motivi familiari, contro 151 mila uomini, mentre 763 mila persone rinunciano ad avere figli anche perché impegnate nell’assistenza ai propri genitori anziani.

Un Paese sempre più anziano mette sotto pressione welfare e pensioni

Il rapporto dedica ampio spazio anche all’evoluzione della struttura demografica italiana.

Nel 2025, a fronte di 355 mila nascite, si sono registrati 652 mila decessi, con un saldo naturale negativo pari a 297 mila persone.

L’Italia mantiene una delle aspettative di vita più elevate al mondo, pari a 83,4 anni, ma proprio questo risultato rende ancora più evidente lo squilibrio tra una popolazione sempre più anziana e un numero sempre minore di giovani.

Secondo il dossier, questa dinamica rischia di aumentare progressivamente la pressione sul sistema sanitario, sul welfare e sul sistema pensionistico, chiamati a sostenere una popolazione caratterizzata da un crescente invecchiamento.

Gigi De Palo: «Il problema non è convincere le persone ad avere figli»

Nel corso della presentazione del rapporto, il presidente della Fondazione per la Natalità, Gigi De Palo, ha sottolineato come i dati smentiscano una narrazione consolidata sul tema della denatalità.

«Per anni ci siamo raccontati che gli italiani non fanno figli perché non li vogliono. I dati dimostrano esattamente il contrario. Il vero problema è che milioni di persone non riescono a realizzare il proprio progetto di vita. Oggi il tema non è convincere qualcuno ad avere figli, ma restituire alle persone la libertà di poterli avere. Finché mettere al mondo un figlio continuerà a essere percepito come un rischio economico, lavorativo e sociale, continueremo ad assistere a un declino che riguarda tutti. La natalità non è una questione privata, ma la condizione da cui dipendono il futuro del welfare, dell’economia e della coesione del Paese.»

Dal Dossier Natalità 2026 un appello per una strategia condivisa

Il messaggio conclusivo del Dossier Natalità 2026 è che la crisi demografica non dipende da un cambiamento dei desideri degli italiani, ma dalla crescente difficoltà nel trasformare quei desideri in realtà.

Per questo la Fondazione per la Natalità rinnova l’appello affinché il tema della natalità diventi una priorità strutturale dell’agenda politica, attraverso interventi in grado di sostenere il lavoro femminile, favorire la conciliazione tra famiglia e occupazione, promuovere una fiscalità più equa e garantire ai giovani condizioni di stabilità per costruire il proprio futuro.

Il rapporto sottolinea inoltre la necessità di un’alleanza che coinvolga Governo e opposizione, imprese e sindacati, mondo della cultura, Terzo settore e associazionismo, con l’obiettivo di creare le condizioni che consentano alle nuove generazioni di scegliere liberamente se avere figli.

Le tematiche affrontate nel Dossier Natalità 2026 saranno al centro della sesta edizione degli Stati Generali della Natalità, in programma il 25 e 26 novembre 2026 presso l’Auditorium della Conciliazione di Roma.

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