Sul Corriere della Sera, Walter Veltroni riflette sulla natura “tecnica” del governo Draghi e osserva, anche alla luce dei precedenti storici, che in nessuna delle grandi democrazie occidentali quali Germania, Francia, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti, si è mai conosciuta l’esperienza di un governo “tecnico” generato dalla incapacità o impossibilità delle forze politiche di garantire una maggioranza in grado di governare.
«La storia nazionale – afferma Veltroni – è segnata dalla fragilità di un sistema politico che è stato capace di generare instabilità permanente. I governi sono durati sempre un anno o giù di lì. Per di più, fino al 1992, senza nessuna esperienza di alternanza politica. Democrazia bloccata e instabile».
«Sarà drammatico, dunque, specie dopo questa crisi spaventosa, se l’Italia non si darà un assetto istituzionale certo, se non consoliderà un sistema elettorale e dei conseguenti meccanismi a tutela della stabilità vitale per economia e lavoro, se non sceglierà regole che restituiscano ai cittadini e non alle segreterie la scelta dei programmi e delle persone che devono guidare la nazione».
«L’Italia deve diventare una democrazia dell’alternanza, con governi che durino una legislatura, che vengano giudicati per il loro operato. E che nascano su programmi. Per questo il ricorso a una legge puramente proporzionale apparirebbe singolare. Senza alternanza e con partiti degni di questo nome il sistema proporzionale non ha funzionato, in termini di stabilità, neanche nella prima fase della Prima Repubblica».
«Figurarsi oggi che i partiti sono fragili, scissi ogni giorno in mille molecole, attraversati da personalismi ed esposti a molti condizionamenti. Ci vorrebbe una legge elettorale che non aiuti frammentazioni e correntismi e restituisca ai cittadini la scelta del governo, per dare più potere di decisione all’esecutivo e più cogente capacità di controllo al Parlamento».
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