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Vodafone è al bivio | Lo scenario

Diventare il primo operatore consumer mobile o il grande concorrente di Tim nei servizi di rete fissa?

Dopo aver trovato una soluzione per il mercato Uk fondendosi con Ck Hutchison e per la Spagna cedendo le attività a Zegona Communications, ora Margherita Della Valle, ceo di Vodafone, si sta avvicinando al bivio del consolidamento in Italia.

Di razionalizzazione nel Bel Paese ne parlano (e la ritengono necessaria) tutti gli operatori e i dati riassunti da Mediobanca nell’ultimo report sul settore spiegano dettagliatamente perché.

Dal 2010, scrive MF-Milano Finanza, le tlc italiane hanno perso 15 miliardi di ricavi, con le tre big del mercato (Tim, Vodafone e WindTre) che hanno lasciato sul campo circa il 20% del giro d’affari nel periodo 2018-2022.

In favore di Fastweb (+17,4% nel 18-22) e di Iliad, che l’anno passato è cresciuta del 15,9% e nel 2023 dovrebbe superare il miliardo di ricavi.

Una riduzione degli operatori per provare ad aumentare i margini sembra inevitabile e l’indiziato numero uno a essere coinvolto è proprio Vodafone, che come spiegato dalla sua ceo sta valutando diverse opzioni.

I candidati partner di un eventuale matrimonio con l’operatore britannico sono due: il primo, Iliad, è lo spasimante di lungo corso e già rifiutato in passato; l’altro è Swisscom, che in Italia controlla già Fastweb.

Il gruppo risultante, in caso di combinazione integrale dei business attuali, sarebbe ben diverso a seconda della strada intrapresa.

Guardando alle quote di mercato a giugno 2023, il deal con i francesi andrebbe a creare il più grande operatore nel settore del mobile in Italia.

Al 22,2% delle sim human di Vodafone si andrebbe ad aggiungere il 12,8% di Iliad, creando così un gruppo con il 35% della quota di mercato.

“Sarebbe il primo player del mercato mobile, con due marchi posizionati in modo radicalmente diverso”, spiega Claudio Campanini, partner e managing director italiano di Kearney.

“Uno premium, Vodafone, e uno low cost, Iliad, con canali di distribuzione opposti, uno prevalentemente tradizionale e uno più digital”.

Allo stesso tempo, lato rete fissa, i numeri di Iliad sono ancora ridotti sul totale delle connessioni, anche se guardando al solo segmento dell’Ftth le due realtà, unite, arriverebbero al 22,8%.

Inoltre la struttura leggera del gruppo francese, circa mille occupati, “potrebbe garantire un’integrazione senza troppi problemi”.

Il matrimonio tra Vodafone e Iliad, spiega Campanini da osservatore, potrebbe essere “l’opzione migliore per il mercato mobile perché andrebbe a coinvolgere il player più aggressivo sul prezzo.

Chiunque fosse, in questo scenario, al comando del gruppo, per evitare di cannibalizzare il proprio altro marchio, dovrebbe cambiare orientamento nell’acquisizione di clienti, con conseguente rialzo di margini e Arpu”.

L’alternativa si chiama Fastweb e il gruppo che nascerebbe, allo stato attuale, sarebbe il più grande competitor di Tim sul fisso (30,8% di quota di mercato complessiva), nonché primo operatore per distacco nel segmento dell’Ftth con il 37,8%.

“Sarebbe ipotizzabile -osserva Campanini- pensare alla creazione di un marchio unico, perché il posizionamento attuale delle due aziende è molto simile”.

Fastweb porterebbe in dote anche clienti large corporate, meno presenti nel portafoglio di Vodafone, e una maggior capillarità della propria rete fissa con conseguenti sinergie.

Lato mobile invece, a differenza di quella con Iliad, sarebbe un’operazione “meno significativa per il riequilibrio del mercato per la natura dell’attuale strategia di prezzo di Fastweb -continua l’esperto- orientata principalmente al cross selling dei servizi mobili ai clienti di telefonia fissa”.

Dal punto di vista degli investimenti, invece, “l’unione Fastweb-Vodafone consentirebbe alla prima di risparmiare sia Capex che Opex nello sviluppo della rete 5G, potendo sfruttare una rete già esistente e capillare”.

Un’operazione di consolidamento tra i due gruppi, dal punto di vista del personale coinvolto, “ricorderebbe quella tra Wind e Tre”.

Oggi Vodafone occupa circa 5.400 persone in Italia, mentre Fastweb poco più di 3 mila.

Sul tavolo c’è anche il tema valutazione.

Nel 2022, come noto, Vodafone ha detto no a oltre 11 miliardi di euro da Iliad.

Poco meno di un mese fa Della Valle ha ceduto le attività spagnole con una valutazione tra le 5 e le 6 volte l’ebitda after lease.

Applicando lo stesso multiplo alle attività in Italia, dove Vodafone ha registrato 1,45 miliardi di ebitda after lease nell’anno fiscale 2023 (645 milioni nel primo semestre, -15% di cui un -10,1% dipende dai rincari energetici), si parlerebbe di un enterprise value tra 7 e 9 miliardi di euro.

Cifre nettamente inferiori all’offerta già rifiutata.

Della Valle inoltre, in occasione dei risultati semestrali, ha già sottolineato come l’Italia sia “un mercato molto diverso dalla Spagna”.

Diversi elementi potrebbero portare a un premio superiore: dalle dimensioni maggiori del mercato italiano al riconoscimento delle sinergie che si potrebbero creare con entrambi gli operatori, fino al fatto che dalla fusione, in entrambi gli scenari, nascerebbe un player dal posizionamento forte.

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