Un mondo diviso mette a rischio la crescita: con barriere tariffarie e protezionistiche sempre più numerose o anche formato solo di gruppi di paesi “amici” che commerciano fra loro, rischia di mettere a rischio “la crescita” mondiale vista in questi anni, che ha permesso di ridurre la povertà e di alimentare «un’escalation internazionale». Nel suo intervento alla manifestazione “Mani Visibili” a Lanciano, che riunisce economisti, statistici in onore di Marcello De Cecco, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, sottolinea i rischi di «divisione fra amici e nemici» e rileva che l’Europa, di fronte all’invecchiamento della popolazione deve essere «aperta e gestire l’immigrazione con lungimiranza non con slogan».
I paesi sviluppati, rileva, e il nostro Paese possono trarre beneficio dalle innovazioni tecnologiche. Bisogna però evitare alcuni errori del passato. In Italia, ad esempio negli ultimi anni «non siamo riusciti a creare una classe imprenditoriale come quella che ha invece ha consentito il miracolo economico» del dopoguerra. Dopo la flessibilità introdotta negli anni ’90 con misure “importanti” le imprese «avrebbero dovuto fare investimenti che però non hanno fatto e la flessibilità è stata utilizzata per ridurre il salario. In questo modo hanno fronteggiato la concorrenza internazionale» ma «sono mancati gli investimenti provocando il calo della produttività».
Il tema produttività è caro alla Banca d’Italia come ricorda anche il vicecapo del dipartimento di statistica Andrea Brandolini, intervenuto sul palco prima del governatore. «Il calo del Pil pro capite» dell’Italia è dovuto più a quello, spiega, che al cambiamento demografico. Per l’economista ex presidente Inps Pasquale Tridico l’Italia deve cambiare il suo modello «di economia da bar, ovvero quell’immagine che raffigura due signori anziani che arriveranno alla pensione facendo il cameriere». Un modello formato da bassi consumi, bassi salari e bassa produttività.
C’è poi una questione più generale che consiglia di evitare un mondo diviso e “chiuso” ammonisce Visco. Le grandi sfide come il cambiamento climatico «devono essere superate con un impegno di tutti gli attori», accordi e intese condivise. «Solo un forte consenso e coordinamento mondiale possono dare risultati significativi» ha aggiunto ricordando come «nel corso del G20 siamo riusciti a stabilire un gruppo permanente di proposte copresieduto da Stai Uniti e Cina. È un gruppo che procede e funziona ma ci sono difficoltà quando si esce da componente tecnica e si va a quella politica».
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