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Vi spiego le proteste degli agricoltori: qual è il disagio e qual è l’errore | L’analisi di Maurizio Ferrara

Sul Corriere della sera Maurizio Ferrera si occupa dell’ondata di proteste che sta bloccando le strade europee, dalla Romania alla Germania, dall’Irlanda all’Italia.

Gli agricoltori, sottolinea Ferrera, si lamentano per i costi crescenti e i redditi calanti e danno la colpa alla Ue, alle misure del cosiddetto Green Deal, il piano avviato nel 2020 per contrastare il mutamento climatico.

L’agricoltura vale meno del 2 per cento del Pil europeo, ma produce il 10 per cento del gas serra.

È chiaro che questo settore deve fare la sua parte nella transizione verso un’economia sostenibile.

Ma quale parte, esattamente?

E chi deve decidere?

La ristrutturazione della filiera alimentare implica incisivi cambiamenti nel modo di produrre e massicci investimenti per le aziende agricole.

Non sarebbe equo scaricare interamente gli oneri su tali aziende.

Di questo si può e si deve discutere.

Le barricate sulle strade e gli insulti ai burocrati di Bruxelles non sono però uno strumento accettabile.

Le legittime e comprensibili rivendicazioni della categoria devono rispettare i paletti del negoziato istituzionale e non possono mettere in discussione gli obiettivi che i governi nazionali e il Parlamento europeo hanno congiuntamente e democraticamente definito a Bruxelles.

La sostenibilità è un bene collettivo cruciale, su cui non si può transigere.

E il Green Deal lascia ampi margini di flessibilità per venire incontro alle esigenze degli agricoltori, senza compromettere l’interesse di tutti.

La transizione verde è una necessità ineluttabile che interessa tutta la società, campagne incluse.

E non può essere un pasto gratis: a qualcosa si dovrà rinunciare.

Anche per rispondere alle manifestazioni di protesta, il 25 gennaio scorso Ursula von der Leyen ha dato avvio al «Dialogo strategico sul futuro dell’agricoltura», un foro permanente per discutere dei modi e dei tempi dell’aggiustamento.

Una nuova arena si è così aggiunta a quelle già esistenti per negoziare in modo pacato le istanze di categoria.

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