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Veronica De Romanis (economista): «Indebitarsi ancora per sostenere famiglie e imprese espone il Paese a dei rischi. Ecco quali»

Sulla Stampa Veronica De Romanis rileva come sia dallo scoppio della pandemia – ma forse anche prima – che il debito pubblico non è considerato più un problema. Almeno dalle forze politiche. Per questo ogni volta che bisogna trovare finanziamenti per sostenere famiglie e imprese, lo strumento scelto è sempre lo stesso: l’indebitamento. Anzi, lo scostamento.

Oramai il debito – con una certa dose di ipocrisia – non lo si chiama più neanche per nome. Non c’è, quindi, da stupirsi se in una fase così drammatica, tutti i partiti, nessuno escluso, chiedano a gran voce di fare più deficit. Subito. Perché, come ha spiegato il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, «non è più rinviabile».

Un messaggio certamente rivolto al premier Draghi e al Ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco che, al contrario, di scostamento proprio non ne vogliono sentir parlare. E, a ragione. Il contesto macroeconomico è significativamente cambiato rispetto a due anni fa quando alla guida del Paese c’era Conte.

La politica monetaria condotta dalla Banca centrale europea sta diventando sempre meno espansiva. Ciò significa che bisognerà trovare nuovi investitori disposti a comprare il nostro debito pubblico. Uno stock che non smette di crescere: a fine 2021 ha raggiunto il 150,8 per cento del Pil, oltre quindici punti percentuali in più rispetto al 2019.

Ma in presenza di due shock come la pandemia e la guerra, un debito elevato rappresenta un elemento di forte vulnerabilità. Si è esposti alla volatilità dei mercati finanziari. Per questo motivo, il ricorso a nuovi scostamenti rischierebbe di indebolire ancor di più l’economia.

E, di conseguenza, di compromettere la sostenibilità dei conti pubblici. In un contesto caratterizzato da forte incertezza e tassi in salita, diminuire il rapporto debito/Pil dovrebbe essere una priorità.

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