Le famiglie venete hanno saputo affrontare e superare l’inflazione e l’alto costo del denaro, che hanno caratterizzato tutto il 2023 e parte del 2024, incrementando i loro risparmi e riuscendo a gestire una seppur lieve contrazione del credito.
A fine giugno 2024, la ricchezza finanziaria in tutto il Veneto è infatti aumentata di quasi 15 miliardi di euro, raggiungendo e superando i 190 miliardi, rispetto ai 175,3 miliardi del giugno 2023.
Un incremento del 8,4% frutto esclusivamente della crescita a doppia cifra di titoli di stato, bond, azioni e fondi di investimento in possesso delle famiglie venete (+20,5%), superiore alla media italiana (+17,3%) e che ha abbondantemente colmato il calo complessivo dei depositi.
È quanto emerge da Analisi & ricerche Fabi.
Nei 12 mesi considerati, i depositi in conto corrente sono diminuiti di soli 335 milioni in tutta la Regione, con un calo percentuale dello 0,3%, che rimane ben al di sotto alla media del paese (0,8%).
Non stupisce quindi che la crescita percentuale complessiva nell’anno dei risparmi delle famiglie venete, pari all’8,4% risultati maggiore alla crescita media nazionale, pari al 7,1%.
Nei dodici mesi considerati, in conseguenza proprio del forte incremento registrato da titoli di stato, azioni, obbligazioni e fondi di investimento, è cambiata anche la composizione della ricchezza finanziaria delle famiglie venete: se a giugno 2023 ne rappresentavano il 42% scarso, a giugno 2024 sono saliti al 47%.
È la provincia di Vicenza che registra il maggior incremento di ricchezza finanziaria, sia in termini assoluti che relativi, pur essendo ”solo” la terza per montate complessivo tra le province della Regione.
Le famiglie vicentine, in controtendenza con altre province e col dato nazionale, hanno riportato un aumento i depositi di 166 milioni (+0,9%) che, sommandosi all’incremento di circa 2,9 miliardi nella raccolta indiretta, pari a +19,6% ha permesso ai risparmi della provincia di aumentare di più di 3 miliardi e sfiorare i 35,5 miliardi complessivi, con un incremento percentuale pari appunto al 9,4%.
La componente in bond, azioni, titoli di stato e fondi di investimento, è passata dal rappresentare il 45% dei portafogli vicentini al 49% nel 2024.
Padova e provincia registrano un aumento dei risparmi privati di circa 2,8 miliardi, raggiungendo quota 36,4 miliardi, risultante esclusivamente dalla crescita di 2,8 miliardi della raccolta indiretta (Titoli di Stato, fondi di investimento e altri strumenti finanziari), che alla fine del periodo di rilevazione costituiva il 46% circa della raccolta finanziaria complessiva dei padovani, mentre nel 2023 era ferma al 41,5%.
I depositi dei padovani invece, segnando un leggerissimo aumento di 7 milioni complessivi in tutta la provincia, risultando sostanzialmente stabili nei 12 mesi.
Verona e Treviso hanno riportato una crescita della raccolta complessiva delle loro famiglie pari all’8,4%.
A Verona, l’aumento dei titoli finanziari di quasi 3 miliardi di euro (+20,6%) non solo ha più che compensato il calo di 313 milioni dei depositi, ma ha segnato anche il ”sorpasso” della raccolta indiretta sui depositi in conto corrente nei portafogli delle famiglie veronesi.
A giugno 2024 infatti, i depositi della provincia risultavano pari a 19,2 miliardi di euro, mentre titoli di stato, azioni, bond e fondi di investimento superavano i 19,4 miliardi.
In termini percentuali, se nel 2023 questi rappresentavano il 45% dei risparmi veronesi, nel 2024 ne componevano poco più del 50%.
Inoltre, la provincia della città di Giulietta, registrando un ammontare complessivo di risparmi di oltre 38,6 miliardi di euro, si conferma la più ”ricca” della regione.
A Treviso l’aumento della ricchezza finanziaria delle famiglie è stato il frutto di una brillante performance della raccolta indiretta, aumentata di più di 2,7 miliardi di euro, corrispondenti ad un +22% che è il miglior risultato in termini percentuali della regione.
Flettono di 66 milioni invece i depositi, pari a -0,3%, perfettamente in media con il dato regionale.
A fine giugno 2024, nel complesso, i risparmi delle famiglie trevigiane ammontavano a 35,5 miliardi, circa, rispetto ai 31,8 dell’anno precedente, mentre la percentuale di titoli finanziari è passata dal 39% al 44% del giugno 2024.
Venezia e provincia hanno riportato un incremento dei loro risparmi pari a 2,1 miliardi circa, +7,8% in termini percentuali, inferiore alla media regionale (+8,4%), ma superiore alla media nazionale (+7,1).
La crescita è frutto di una sostanziale tenuta dei depositi, incrementati di 4 milioni di euro nei 12 mesi, e dell’aumento di più di 2 miliardi di euro dei titoli finanziari (+19,6%).
La ricchezza finanziaria complessiva delle famiglie veneziane, che ammontava a circa 26,8 miliardi nel giugno 2023, si attesta quindi ad un totale di 29,9 miliardi di euro nello stesso periodo del 2024, confermandosi la quinta in ordine di grandezza tra le province della regione, vedendo però il gap con le province di Verona, Padova, Vicenza e Treviso lievemente aumentare.
Anche a Venezia la componente di ricchezza finanziaria rappresentata da titoli di stato, fondi di investimento, obbligazioni e azioni è aumentata dal 39% del 2023 al 44% dell’anno successivo.
Belluno ha visto i risparmi dei suoi cittadini incrementare di 686,5 milioni, che rappresentano un +8,1%, lievemente al di sotto della media regionale (+8,4%), ma di un punto percentuale superiore alla media italiana (+7,1%).
Il calo dei depositi, di 78 milioni è stato, in termini percentuali, insieme a quello della provincia veronese, il più significativo nella regione, corrispondente a – 1,6% dei risparmi complessivi bellunesi.
Il decremento però è stato compensato da un aumento dei titoli di stato, fondi di investimento e altri titoli finanziari di 764,5 milioni, un +21,8%, seconda miglior performance della raccolta indiretta tra le province venete, dopo Treviso.
I risparmi dei bellunesi hanno quindi raggiunto, nel giugno 2024, il valore complessivo di oltre 9,1 miliardi di euro, rispetto agli 8,4 dell’anno precedente, con una componente pari al 47% in titoli finanziari, rispetto al 42% dell’anno precedente.
La provincia di Rovigo, che ha segnato un aumento della ricchezza finanziaria complessiva di circa 434 milioni di euro, pari a +6,5%, stabilendo quindi l’incremento minore tra i diversi territori veneti, inferiore alla media regionale (+8,4%) e a quella nazionale (+7,1%).
Il dato risulta penalizzato sia da un calo dei depositi di 56,6 milioni, pari a – 1,3%, più che quadruplo rispetto alla media regionale (-0,3%) e superiore alla media nazionale (-0,8%), sia dal fatto che l’importante incremento della raccolta indiretta, di 490,4 milioni, pari a +21,4% è stato meno incisivo che in altre province, perché il peso medio dei prodotti finanziari nei portafogli dei rodigini risultava all’incirca del 34% nel 2023, inferiore al peso medio assunto dalla componente finanziaria nelle altre province (42% circa il dato medio regionale 2023).I risparmi delle famiglie rodigine, sono quindi passati da 6,7 miliardi nel giugno 2023 a oltre 7,1 nei 12 mesi successivi.
La componente in titoli finanziari è salita dal 34% al 39% nel 2024.
Dall’analisi del credito concesso alle famiglie venete, emerge la tendenza alla contrazione dei prestiti concessi alle famiglie della regione dello 0,5% che, pur non uniforme su tutto il territorio, è risultato comunque superiore al dato medio nazionale, che si è fermato al -0,1%.
La diminuzione dei prestiti è stata, nei 12 mesi che vanno dal luglio 2023 al luglio 2024, di quasi 243 milioni di euro, da 51,95 miliardi totali nel 2023 a 51,71 miliardi nel 2024, ma non ha riguardato tutte le province nella stessa misura.
Se si analizza più nel dettaglio, infatti, risulta evidente che a Verona e provincia, ad esempio, c’è stato addirittura un lieve incremento nel credito concesso ai privati, di quasi 29 milioni di euro, corrispondenti a +0,3% in termini percentuali, che hanno portato l’ammontare dei prestiti da 10,01 miliardi a 10,04 miliardi di euro a luglio 2024.
Quella veronese però è stata l’unica provincia a registrare un andamento positivo del credito, tutte le altre hanno virato in segno negativo, anche se con incidenze diverse.
Le province di Padova e Venezia, infatti hanno limitato il calo nell’anno al -0,2%.
A Padova il decremento in termini assoluti è stato di poco più di 21 milioni, portando il valore complessivo dei prestiti concessi ai propri cittadini da 10,93 miliardi di euro nel 2023 a 10,91 miliardi nel 2024.
Nella provincia veneziana invece il montante dei crediti da 9,4 miliardi si è assestato a 9,96 miliardi nello stesso periodo, con un calo di circa 17 milioni.
Belluno e provincia si posiziona perfettamente sul dato medio regionale, registrando una contrazione di 8 milioni circa, pari a -0,5% e stabilizzando il valore complessivo del credito erogato alle famiglie bellunesi a 1,740 miliardi, da 1,748 miliardi.
A Treviso i prestiti sono diminuiti in 12 mesi di circa 64 milioni di euro, -0,7% in percentuale, attestandosi a 9,23 miliardi di euro nel luglio 2024, rispetto ai 9,29 miliardi del luglio precedente.
Rovigo ha visto un calo dei prestiti concessi alle sue famiglie di poco più di 22 milioni di euro, pari a – 1,1%.
I prestiti a disposizione dei rodigini sono infatti passati da 1,93 miliardi a 1,91 circa nel luglio 2024.
Il calo percentuale più sensibile, – 1,6%, è stato però registrato in provincia di Vicenza.
Il decremento in valore assoluto, di 139,5 milioni di euro, ha portato il volume complessivo dei prestiti concessi a 8,48 miliardi di euro ne 2024, dagli 8,624 dell’anno precedente.
Il Veneto chiude in positivo anche il saldo dei conti correnti, al netto delle chiusure.
Nel 2023 sono stati accesi 50.873 conti correnti, portando il numero complessivo dei conti attivi da 3.9057.501 nel 2022 a superare i 4 milioni nel 2023, stabilizzandosi a 4.008.374.
La crescita dei conti, che in percentuale rappresenta un + 1,29% rispetto all’anno precedente, ha caratterizzato tutte le provincie venete, anche se in maniera non omogenea nei diversi territori.
È la provincia di Padova a contare il maggior numero di aperture, sia in termini assoluti che percentuali: 19.227 (+2,65%) i nuovi conti attivi, che passano da 725.554 a 744.781 a fine 2023.
Anche Verona registra un buon incremento dei conti, pari a 16.638 (+1,84%), chiudendo il 2023 a quota 920.480, dai 903.842 dell’anno precedente.
Vivace l’andamento dei conti anche nella provincia di Vicenza, che passa da 679.335 conti accesi nel 2022 a 685.260 conti l’anno successivo, con un incremento puntuale di 5.925 rapporti di conto corrente attivi (+0,87%).
A Treviso e provincia nel 2023 sono stati aperti 5.115 conti correnti, con un incremento percentuale di +0,75%, che ha portato il numero complessivo dei rapporti accesi da 686.517 nel 2022 a 691.632 nel 2023.
A Venezia le aperture nette di conti correnti si sono fermate a 2.645, pari a +0,42%.
Il capoluogo veneto ha chiuso il 2023 con 630.401 conti attivi, rispetto ai 627.756 dell’anno precedente.
Belluno ha visto nei 12 mesi considerati l’accensione di quasi 1000 conti correnti: 989 per la precisione, + 0,56% in valore percentuale.
La provincia bellunese contava quindi, sul finire del 2023, 176.227 rapporti di conto corrente attivi, mentre erano 175.238 a fine 2022.
Fanalino di coda delle aperture, sia in termini assoluti che percentuali, la provincia di Rovigo, dove sono stati aperti in un anno 334 conti correnti, pari ad un +0,21% percentuale.
Nel dicembre 2023, nella provincia di Rovigo si contavano 159.593 conti attivi, rispetto ai 159.259 dell’anno precedente, in rapporto di sostanziale stabilità.
Interessante anche l’analisi dell’andamento dei conti corrente ”in rosso”, cioè assistiti da un fido di conto corrente.
Il dato regionale segna un deciso incremento, pari al +12,03%, risultante però dagli aumenti registrati in due sole province.
Padova e Venezia infatti, hanno segnato, nel 2023 un aumento percentuale rispettivamente del 73,22% e del 10,17%, dei conti con fidi di cassa collegati.
Anche Belluno ha riportato un lieve aumento dei conti correnti con fidi attivi (+1,64%), mentre risultano negativi i dati rilevati nelle altre province.
Se a Rovigo queste tipologie di conto sono diminuite in valore percentuale dell’1,59%, a Vicenza il calo è stato del 3,58%, a Treviso del 4,63% e a Verona del 5,93%.








