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Una tregua fragile | L’analisi di Vittorio Sabadin

Sul Messaggero, anche Vittorio Sabadin sottolinea il carattere fragile della tregua siglata da Israele e Hamas dopo 466 giorni di guerra terribile. In cambio degli ostaggi israeliani ancora prigionieri, saranno rilasciati 1.000 palestinesi, un quarto dei quali sono terroristi condannati per attentati sanguinari.

Ma i problemi lasciati aperti – osserva Sabadin – sono ancora enormi e, quando lo scambio di prigionieri sarà concluso, le ostilità potrebbero ricominciare.

Sia Israele che Hamas avevano bisogno di una tregua. La guerra seguita all’incursione dei terroristi in territorio israeliano nella strage del 7 ottobre ha messo a dura prova l’esercito di Israele, presto impegnato in numerosi fronti, da Gaza al Libano alle alture del Golan.

L’esercito è composto in gran parte da riservisti, che hanno lasciato il loro lavoro per andare a combattere. L’economia ha rallentato, l’assenza dai posti di lavoro si è fatta sentire e c’era un grande bisogno di tirare un po’ il fiato.

Hamas ha perso nel conflitto quasi tutti i suoi capi, e l’organizzazione è stata duramente sconfitta. Ha bisogno di una tregua per riorganizzarsi, per individuare nuovi dirigenti, per rifornirsi di armi ora che i legami con Hezbollah, la Siria e l’Iran si sono allentati.

La feroce guerra che Netanyahu ha combattuto per rispondere al terrorismo ha ridisegnato il quadro dell’intera regione, ma non ha risolto i problemi.

I cessate il fuoco in Medio Oriente sono da sempre soltanto piccoli periodi di tregua nei quali ci si scambiano i prigionieri e ci si riorganizza un po’.

Prima della guerra, Netanyahu appariva un leader finito, chiamato a rispondere di accuse gravi in tribunale e rimasto in sella solo grazie all’alleanza con i falchi del parlamento israeliano.

Ora è il premier che ha riportato a casa gli ostaggi. Ad un costo elevatissimo, ma anche la regina Elisabetta II, quando andò in visita in Germania e la contestarono per i bombardamenti alle città, si giustificò dicendo: “Non siamo stati noi a cominciare”.

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