«Ma come avrebbe potuto mai avercela, la destra, – soprattutto la destra di ascendenza neofascista perché è di essa che stiamo parlando – questa famosa classe dirigente?».
Così Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere della Sera sottolineando che “la classe dirigente a disposizione di un partito non è il suo personale politico, i suoi militanti.
È qualcosa di diverso, e tantomeno essa può essere pensata come separata dalla classe dirigente del Paese nel suo complesso.
È una parte di questa, viceversa, la parte di un insieme.
Non esistono tante classi dirigenti, infatti: ne esiste una sola.
Bisogna dunque chiedersi: era mai possibile, per le ragioni che tutti conosciamo, che nella Prima repubblica nelle file della classe dirigente italiana ci fosse spazio per qualcuno contiguo a una destra di ascendenza fascista?
È vero che poi con Berlusconi le cose sono cambiate, e cioè che quella destra è andata al governo.
Ma una classe dirigente non è cosa che nasca solitamente dai governi, è un complesso prodotto storico-sociale sul tempo lungo.
Ma proprio a questo proposito – osserva l’editorialista – è giusto porsi un’ulteriore domanda: quanto ha contato nell’irrilevanza pubblica di cui sopra la volontà di esclusione da parte del potere culturale costituito?
Quanto ha contato un pregiudizio ideologico che giudicava privo di valore tutto quanto non corrispondeva al proprio canone?
Quanto ha contato, per dirla tutta, una faziosità pregiudizievole che a lungo ha impedito di apprezzare, spesso semplicemente di citare e discutere, i prodotti culturali pur degnissimi ma colpevoli di venire da orizzonti diversi da quelli considerati accreditati o perlomeno accettabili?
In queste condizioni è stato inevitabile che l’intera classe dirigente del nostro Paese si uniformasse al pensiero e ai valori dominanti, e che chiunque volesse farne parte non potesse che adeguarsi.
Ed è altresì in tal modo che si è di fatto ostruito qualunque canale di comunicazione capace di favorire l’approdo costituzionale della cultura propria della destra missina e quindi la sua piena accettazione/legittimazione come componente della classe dirigente del Paese.
È precisamente a mantenere questa ostruzione, a non colmare questo fossato, che serve l’incessante, quasi ossessiva evocazione del fascismo che risuona ad ogni occasione contro «il governo della destra».
Che ciò favorisca le sorti elettorali dei suoi avversari è quanto mai dubbio; che invece valga a impedire la crescita della società italianami sembra certo”.
Per saperne di più:

La resilienza globale è al limite: l’Italia rischia nonostante le stime di crescita migliori | Le pr...

Auto ibride, l’Europa non può difendersi solo con i dazi | L’analisi del Financial Times

L’inflazione continua a erodere i salari reali negli Stati Uniti | L’editoriale del Wall Street Jour...

Europa a secco di diesel: voli tagliati, code ai distributori e scorte dell’Aie insufficienti | Il r...

La Moka e il paradosso del capitalismo italiano: genio nell’inventare, fatica a crescere | L’analisi...






