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[Viaggio nelle Città] Turismo e cultura per far ripartire Matera

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Matera, 60.000 abitanti, dai suoi 400 metri di altezza, guarda i confini verso la Puglia, con la sua storia che nasce dall’età dei metalli. Ciò la fa fregiare del titolo di “una delle più antiche città del mondo”.

La sua economia si basa sull’agricoltura, in particolare i cereali, ha un comparto industriale, un famoso artigianato e ovviamente il turismo.

In questo viaggio dell’Osservatorio Riparte l’Italia, nelle città d’arte ferite dal covid, abbiamo parlato con Paolo Emilio Stasi, presidente del circolo culturale La Scaletta, di Matera, che vanta 60 anni di vita sul territorio.

Presidente, ci racconti Matera

Sul crinale roccioso della Murgia appulo-lucana sorge  la città di Matera a circa 400 metri di altitudine. Il luogo ha visto la vicenda umana già dal paleolitico mentre dal neolitico le comunità presenti sul territorio hanno vissuto , senza soluzione di continuità, per oltre 8000 anni.

Matera, quindi, può considerarsi una delle città vive più antiche del mondo. La continuità di vita naturalmente ha lasciato grandi tracce nella città e i suoi 60.000 abitanti hanno potuto gioire nel 1993 per l’inserimento nel patrimonio dell’umanità tutelato dall’UNESCO e poi per la nomina a Capitale Europea della Cultura 2019

Le tracce del passato remoto sono conservate nello straordinario Museo Archeologico che per lungo tempo è stato l’unico museo nazionale della Basilicata. Fu fondato dallo studioso Domenico Ridola e poi arricchito dai più illustri archeologi contemporanei. Ultimamente il Museo Ridola e il Museo Lanfranchi fanno parte dei 13 musei italiani che hanno una direzione  di grande prestigio internazionale.

 Articolato nelle due sedi del Museo archeologico nazionale “Domenico Ridola” e del Museo nazionale d’arte medievale e moderna della Basilicata in Palazzo Lanfranchi, comprende importanti reperti archeologici dall’era neolitica al VI – IV secolo a.C., una collezione di arte sacra proveniente dalle chiese del territorio, opere di scuola pittorica napoletana di XVII e XVIII secolo e una sezione contemporanea, con dipinti di Carlo Levi e Luigi Guerricchio.

Il periodo storico altomedioevale è stato ben documentato dal gruppo di studio del circolo culturale  La Scaletta. Oggi sono visibili molte chiese rupestri, ricche di affreschi. In particolare il complesso rupestre della Madonna delle Virtù  (dove dal1987 si allestiscono grandi mostre di scultura) e la cripta del Peccato Originale ricca di affreschi longobardi perfettamente restaurati dall’Istituto del Restauro.

Matera fino al 1663 faceva parte della Terra d’Otranto e fu portata in Basilicata al tempo dei  vicerè spagnoli di Napoli quale Capitale della Provincia di Basilicata. Per questa sua origine  è sempre rimastra legata alle provincie pugliesi   sia per collegamenti economici che culturali. Le numerose chiese e monasteri sorti sia in stile romanico-pugliese che quelli costruiti in epoca barocca risentono quindi di tali collegamenti.

Dopo e a causa del decennio francese dai primi anni del 1800 iniziò per Matera un lungo periodo di depressione e di povertà. Alla fine della guerra  la misera vita vissuta nei Sassi di Matera fu definita “vergogna nazionale”. La politica si mosse  e nel 1952 fu votata la Legge speciale per Matera.

Nacque così la nuova città con gli investimenti della Legge e con una forte presenza culturale alimentata in particolare  da Carlo Levi, Adriano Olivetti, Umberto Zanotti Bianco,  il gruppo dell’UNRRA Casas diretto da Friedmann, il Politecnico di Musacchio,e molti altri.

La nuova città infine è sorta per volontà pubblica e attraverso un piano urbanistico ben studiato e realizzato.  La città antica, i Sassi, infine hanno visto e stanno ancora vedendo un’opera attenta di restauro e nuova utilizzazione. La nuova situazione di Matera può ben definirsi frutto di una rivoluzione culturale. Da una storia così ricca  e dal patrimonio e dalle esperienze accumulati  le idee per lo sviluppo possono sorgere con reali possibilità.

Oggi la storia materana sta fornendo alla città un grande momento per lo sviluppo del turismo. Nel 2019 , naturalmente, vi è stato un flusso di visitatori imponente, ma ciò che fa ben sperare è che proprio in questi giorni in cui si intravede un gran miglioramento di vita, il flusso ha ripreso a scorrere : il brand Matera sembra riprendere forza.

Quali danni ha inferto la pandemia al tessuto della città?

È stato letteralmente “il fulmine a ciel sereno”, che lascia increduli e senza parole. In poco tempo il Covid-19 si è impossessato della nostra abitudinaria quotidianità, delle nostre vite portandosene via tante, troppe. La socialità, quella dimensione che tanto ci completa, è stata ristretta drasticamente, costretta in una mascherina e igienizzata a dovere. Le città, brulicanti e chiassose, hanno dovuto abbassare le saracinesche, chiudere le porte…vietato assembrarsi! Un silenzio assordante!

Matera, che aveva da poco vissuto l’anno esaltante di Capitale Europea della Cultura 2019, si è vista togliere l’occasione di continuare ad assaporarne i frutti, trovandosi ben presto a fare i conti con l’impatto dell’emergenza sanitaria sull’economia locale. Turismo e cultura, connaturati ad un territorio la cui storia risale all’antichità dell’ uomo, hanno pagato un prezzo molto alto disperdendo risorse e progettualità.

Il Circolo culturale la Scaletta, storico sodalizio cittadino, ha subito il contraccolpo dovendo rinunciare alla programmazione, alla condivisione di proposte e idee organizzative, a “fare”  cultura. Ma ora non c’è più tempo da perdere, gli eventi negativi devono insegnare a rialzarsi, a ripensare obiettivi e strategie. È tempo di “ri-trovarsi”.

Può fornire idee sulla ripartenza nel campo dell’arte della sua città?

Matera è una città che ha da sempre vinto le sfide che la storia e il destino le hanno imposto, anche quelle che apparivano tra le più difficili, come l’eterna sfida contro il tempo. Oggi all’inizio di una nuova era che può segnare il superamento della terribile esperienza legata al covid, la città dei Sassi impostasi nel 2019 agli occhi dell’Europa e del Mondo come modello esemplare di Capitale della Cultura, deve riprendere il suo cammino di innovazione e creatività.

Dovrà farlo puntando sulle “imprese creative e culturali”, che hanno dimostrato di essere un importante volano di sviluppo e progresso in un città dalla innata vocazione turistica. Dando seguito e consolidando dunque, tutti quei progetti di valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale attraverso le pratiche di rigenerazione urbana e principi di sostenibilità e innovazione, sperimentate durante l’anno 2019. E sostenendo ed incentivando ogni forma di esperienza artistica e culturale di alto livello, in grado di attivare un processo virtuoso di sviluppo e crescita per tutta l’economia del territorio.

D’altronde per una città che è tra le vincitrici del premio Travellers Choice “Best of the Best” 2021 di Tripadvisor, unica in Italia, nella categoria “Destinazioni di tendenza” e tra i 500 luoghi più belli del pianeta, 44esima per Lonely Planet (terza italiana e 12esima europea), puntare su una politica ed una economia culturale è diventato oramai un obbligo imprescindibile. Una ennesima sfida da vincere.

Cosa può sperare Matera nel lungo periodo?

Il Circolo La Scaletta, a chiusura delle “celebrazioni” di Matera Capitale della Cultura Europea 2019,  si era posto il problema di come consolidare l’ormai riconosciuto ruolo internazionale della città e soprattutto di come da luogo della cultura potesse diventare luogo di produzione culturale. Occorre dire che il 2019 è stato un anno straordinario per l’occupazione e per l’economia materana. I settori che ne hanno beneficiato sono stati, però, quelli più legati al turismo.

Purtroppo non si è riusciti a creare occupazione per i giovani con livello di istruzione superiore e quindi non si è riusciti a frenare o rallentare l’emigrazione intellettuale. Fenomeno che piaga questo territorio ormai da tempo. La pandemia ha ulteriormente aggravato la situazione cambiando anche gli scenari futuri ma rimane fondamentale creare le condizioni per arrestare l’emigrazione e la conseguente perdita di generazioni di classe dirigente. Occorre che Università ed organismi di eccellenza che sono stati istituiti ( Istituto Centrale di Restauro, lo stesso Museo Nazionale) o si istituiranno ( Centro Sperimentale di Cinematografia e l’Istituto Superiore Industrie Artistiche) formino personale che possa trovare occupazione sul territorio. E perché ciò si compia sono necessarie politiche programmatorie rigorose impostate sulle reali suscettività del territorio. Le potenzialità di questa città sono enormi occorre, con giudizio, governarle.

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