Carlo Valentini su Italia Oggi critica la misura degli incentivi alla rottamazione: “Il provvedimento –scrive -prevede due fasi e ha una dotazione che supera il miliardo di euro, che in un periodo di vacche magre per la finanza pubblica risulta assai ingente. Sono indubbiamente utili i provvedimenti a favore dell’ambiente, che favoriscono la transizione ecologica ma è lecito chiedersi se queste risorse non sarebbe stato più utile destinarle a infrastrutture o a incentivi per velocizzare la trasformazione green dei processi produttivi delle aziende. In passato l’elargizione di incentivi è stata giustificata con la necessità di aiutare l’industria automobilistica, col suo ruolo fondamentale per il sistema economico.
Oggi quei finanziamenti finiscono invece nelle casse di aziende che producono al di fuori dell’Italia. Infatti solo la Fiat 500 elettrica è made in Italy, altre marche si limitano a qualche ritocco su auto importate per ottenere l’omologazione, la stragrande maggioranza, anche delle ibride, è direttamente importata e venduta. Quindi – fa notare Valentini – non c’è da salvare alcuna industria nazionale, con annessa occupazione.
Del resto, le scelte di Stellantis hanno penalizzato il nostro Paese dove, appunto, sta rimanendo solo la produzione della Fiat 500. È opportuno che questi incentivi finiscano per la quasi totalità nei bilanci di produttori per i quali l’Italia è solo un mercato di vendita?
Un’altra questione, non meno importante, è come mai le scelte produttive delle case automobilistiche abbiano premiato altri Paesi, cioè nessun insediamento è avvenuto lungo la Penisola. La politica ma anche il sistema imprenditoriale sono chiamati a un esame di coscienza. Perché manca l’appeal, nonostante i salari siano tra i più bassi d’Europa? Latitano le riforme: troppa, inestricabile burocrazia, imposte abnormi sul lavoro, mancanza di infrastrutture che rendono i territori non sempre recettivi di fronte a insediamenti industriali, poca voglia di investire.
Il superamento di questi ostacoli – conclude – e una più appropriata finalizzazione degli incentivi potrebbero essere le premesse per un ritorno dell’industria automobilistica sul suolo nazionale”.
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