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[Viaggio nelle Città] Trento ripartirà dalla relazione tra le persone e dagli spazi pubblici, ascoltando i suoi cittadini

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Situata nella valle del fiume Adige, Trento è una città di 120.000 abitanti. Sorta già prima della conquista romana, venne poi da questi chiamata Tridentum. Trento è stata una città industriale per poi cedere il passo ad una vocazione verso il terziario. Ma il commercio ha una ruolo prioritario.  La città ha due stazioni ferroviarie, un aeroporto ed un interporto. Per avere un quadro della situazione di Trento all’epoca del covid, l’Osservatorio Riparte l’Italia ha parlato con Daniele Filosi presidente dell’associazione culturale Trento Spettacoli.

Presidente può raccontarci Trento?

E’ una città con una storia e un presente stimolanti, figlia dell’autonomia speciale del Trentino, di un grande mutamento negli ultimi 50 anni, ma con un’anima ispirata a valori tradizionali di solidarietà e sussidiarietà, con un tessuto sociale, associazionistico e culturale non indifferente, anche se dalla sua dinamicità si potrebbe pretendere di più. E’ comunque un buon contesto in cui progettare e creare produzioni e iniziative culturali.

La pandemia ha sicuramente cambiato la vita della città, in che termini?

Per quanto riguarda i periodi di lockdown, Trento ha reagito un po’ come tutte le altre città d’Italia. Mentre sia nell’estate 2020 sia in quella appena trascorsa si sono moltiplicate iniziative, rassegne ed eventi aperti al pubblico, soprattutto all’aperto, grazie all’impegno e al sostegno congiunto di istituzioni pubbliche (Comune e Provincia Autonoma di Trento) e private (Fondazione Caritro), oltre che alla voglia di proporre cultura e intrattenimento di tante associazioni e realtà del territorio, cui la cittadinanza ha risposto per lo più in maniera positiva. Tanta quantità a scapito, forse, di una qualità che si è giocoforza abbassata dal momento che gli eventi sono stati così numerosi. Ora la posta in gioco è tornare a una ‘normalità’ di fruizioni culturali soprattutto dal punto di vista delle presenze di pubblico, mentre invece chi ‘produce’ cultura e spettacolo deve porsi il problema di innalzare il livello artistico delle proprie proposte.

Presidente, può fornirci delle idee sulla ripartenza di Trento?

Sarebbe auspicabile dare continuità anche nei prossimi anni all’utilizzo degli spazi all’aperto, dalla primavera all’autunno, e in tutta la città, dal centro alle periferie, tornando quindi a fare aggregazione, relazione, comunità attorno a un’occasione di spettacolo o di cultura. Riannodare i fili delle relazioni tra le persone, e abitare gli spazi pubblici, è la sfida per i prossimi anni, e su questa partita devono giocare assieme realtà pubbliche e private. Infine, penso che sia necessario ascoltare la popolazione: cosa desidera? Cosa chiede? Cosa gli manca? Cosa sogna? Da queste domande, che si possono lanciare con una capillare “operazione-ascolto” rivolta a tutta la cittadinanza, possono nascere risposte innovative, inaspettate e originali per il futuro culturale, aggregativo e relazionale della città.

Qual è la risorsa caratteriale su cui può contare la città per riprendere a condurre una vita normale?

Il senso innato di solidarietà e coesione sociale che l’ha sempre contraddistinta, riemerso durante i lockdown, ma che va stimolato anche nel quotidiano.

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