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Giulio Tremonti (ex ministro Economia): «Il Pnrr vuole cambiare l’Italia e gli italiani. Ma si impantanerà nelle Regioni»

Secondo l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, il Pnrr «resilienza vuole rifare insieme l’Italia e gli italiani». Un percorso non facile per l’Italia. Il professore indica su un tavolo del suo ufficio tutti i documenti che costituiscono il Piano nazionale di ripresa e resilienza impilati uno sopra l’altro: «Migliaia di pagine, 32 centimetri verticali di formule matematiche e giuridiche. Già la parola “Piano” evoca il mondo sovietico. Dopo il Quirinale, chissà perché, è cambiato tutto. Dico che da una fase di finanza espansiva e di condivisione con il Parlamento siamo passati a una fase di irrigidimento».

«Il piano nazionale di ripresa e resilienza vuole rifare insieme l’Italia e gli italiani, guidandoli nella transizione digitale, ambientale e sociale. Il piano è la somma della burocrazia europea, nazionale e regionale. Un intervento di questo tipo è in sé inflattivo perché è un impressionante programma di spesa pubblica e in più incrocia l’inflazione che viene da fuori. Faccio un esempio, prendiamo il piano per le ferrovie. Binari vuol dire ghisa, il cui costo è esploso» dice in un’intervista al Messaggero.

«Per impostare gli appalti adesso bisogna immaginare condizioni totalmente diverse da quelle che erano state stabilite, non basta fare una revisione dei prezzi. Vanno rifatti gli appalti tanto dal lato dell’impresa appaltante quanto dell’appaltatore. La trovo un’enorme complicazione».

«Poi la gestione regionale è l’ostacolo più rilevante. Nel Trattato di Maastricht, infatti, i fondi europei non avevano la “gestione” ma la “destinazione” regionale, una cosa ben diversa. Le racconto un aneddoto di quando ero ministro e stavo provando a centralizzare i fondi: ero andato dal presidente di un’isola, che non è la Sardegna, e mentre lo sollecitavo ad accelerare la spesa lui mi fece vedere che l’anticamera del suo ufficio era piena di gente in attesa».

«Allora mi disse: “Se io spendessi i soldi quella stanza sarebbe piena o vuota? Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è purtroppo una replica dello stesso meccanismo di fondi europei che era al 50% inefficiente. E l’efficienza è fondamentale perché il Recovery è finanziato prevalentemente a debito: se funziona, il piano si finanzia con la crescita, altrimenti la crescita stimata si riduce ma il debito resta uguale».

«Le stime sono in declino perché nel 2021 il Pil è stato spinto dall’edilizia per più di due punti percentuali. Non entro nel merito della polemica sul Superbonus, però il contributo al Pil è stato molto forte e ha fatto la differenza, mentre adesso il venir meno degli incentivi sta frenando il settore».

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