Secondo un’indagine di Coverflex, realizzata da Toluna, sulla retribuzione appare chiaro che il lavoro influisca profondamente sul benessere delle persone: equilibrio vita-lavoro, relazioni interpersonali, stabilità lavorativa e passione sono elementi chiave per la qualità della vita professionale e che, pertanto, le aziende dovrebbero tutelare.
Tuttavia, sebbene la maggior parte dei lavoratori si senta parte integrante della propria azienda, lo studio condotto da Coverflex rivela che la situazione attuale è lontana dall’ideale, con evidenti aree di insoddisfazione e opportunità di miglioramento: ad esempio, il 65% dei lavoratori si dichiara non pienamente soddisfatto della propria retribuzione, il 36% dei rispondenti è insoddisfatto o poco soddisfatto del pacchetto di benefit proposto mentre il 33% cita “scarso interesse e poca attenzione” da parte del management verso le loro esigenze come ragione principale del proprio malcontento.
Il Report sottolinea una tendenza già nota: la retribuzione rimane una delle principali criticità del mercato del lavoro in Italia e i dati lo confermano.
Infatti, la grande maggioranza dei lavoratori che hanno risposto al sondaggio (74%) considera “inadeguato” o “poco competitivo” il proprio pacchetto retributivo, con una media di soddisfazione che si attesta a 5,7 e che tradisce un malcontento diffuso.
Analizzando più nel dettaglio i dati, Coverflex condivide i dati dell’OCSE1 e fa luce su una situazione critica: l’Italia è l’unico Paese europeo dove i salari sono rimasti stagnanti negli ultimi 20 anni.
Uno scenario confermato dal 60% degli intervistati, che ritiene invariato il proprio pacchetto retributivo nonostante l’aumento netto del costo della vita: si tratta di una constatazione grave, che sottolinea come i lavoratori fatichino a vedere la propria retribuzione allinearsi alle esigenze economiche.
Nonostante il welfare aziendale offra notevoli vantaggi ai lavoratori, che lo vedono come un “supporto tangibile alle spese quotidiane” (63%) e come una “forma importante di sostegno al reddito” (61%), capace di “aumentare il potere d’acquisto delle famiglie” (59%), l’analisi di Coverflex rivela alcune criticità, che stridono con l’apprezzamento generale.
Infatti, nel 20% dei casi le aziende non effettuano alcuna indagine sulla soddisfazione o sui bisogni dei propri dipendenti, generando un clima di sfiducia tra i lavoratori nei confronti del management, ritenuto incapace di prendersi cura delle esigenze del personale.
Il risultato di questa tendenza è un chiaro gap tra i benefit offerti e quelli realmente desiderati: i pacchetti welfare non sempre rispondono alle necessità effettive dei dipendenti, che spesso si dichiarano insoddisfatti dei servizi attuali.
Secondo gli intervistati, il principale ostacolo da superare nell’ambito del welfare aziendale è il disinteresse delle aziende (37%).
Un altro fattore limitante è la scarsa conoscenza dei servizi disponibili e delle modalità di utilizzo da parte dei dipendenti (29%), probabilmente dovuta a una carente comunicazione interna aziendale (26%).
Se consideriamo che, come riportato da Coverflex, 3 lavoratori su 4 preferirebbero ricevere un aumento retributivo sotto forma di benefit anziché un aumento tradizionale in busta paga, è importante e necessario che le aziende operino con trasparenza per rendere il welfare aziendale un vero e proprio pilastro del benessere del dipendente.
A riprova dell’importanza di un buon pacchetto welfare aziendale, Coverflex sottolinea come il 62% dei beneficiari di servizi welfare si senta “ascoltato e valorizzato” dalla propria azienda grazie a questi strumenti.
Il sondaggio rivela che i benefit più desiderati dai lavoratori sono quelli che hanno un impatto diretto sul potere d’acquisto: tra questi, il buono pasto rimane il più diffuso e apprezzato.
Lo riceve il 30% degli intervistati, per lo più in formato elettronico e con un valore che oscilla tra i 6 e gli 8 euro (sebbene al Sud si registri una maggiore incidenza di buoni pasto di valore inferiore ai 4 euro).
L’80% dei rispondenti li utilizza al supermercato, mentre 3 lavoratori su 5 dichiarano di spenderli quasi quotidianamente per coprire il costo del pranzo durante i giorni lavorativi.








