“La tempesta contro Giovanna Pedretti è partita giorni fa dagli account social di una famosa influencer con milioni di follower”. Claudio Cerasa sul Foglio analizza le deviazioni del cosiddetto ‘debunking’.
“I più sofisticati – scrive – hanno paragonato l’operazione svolta dai nuovi apostoli dell’indignazione collettiva a una famosa puntata di ‘Black Mirror’, ‘Nosedive’, durante la quale i protagonisti della puntata acquisiscono un punteggio sociale a seconda del tipo di esperienze quotidiane che riescono a condividere. Ma se ci si riflette bene, paragonare la vicenda della tempesta di merda contro Giovanna Pedretti a una puntata di ‘Black Mirror’ rischia di far cadere tutti in un tranello pericoloso che sarebbe meglio schivare. E il tranello è evidente: considerare il mezzo, cioè internet, cioè i social, come il vero motore della gogna, delle meschinità e della distruzione della vita degli altri.
Sarebbe bello e auto consolatorio – sottolinea Cerasa – sostenere che sia così ma tutti coloro che oggi vergheranno editoriali molto duri contro la fogna dei social, il delirio del web, l’oscenità delle piattaforme dovrebbero ricordare che il palinsesto offerto al pubblico dall’indignato collettivo non è un prodotto che i social hanno fatto cadere sulle nostre teste come un meteorite improvviso ma è un prodotto che nasce dalla quotidianità, che nasce della normalità con cui abbiamo trasformato in una prassi democratica, ‘debunking’, lo sputtanamento senza freni del prossimo, la trasformazione di un possibile responsabile di un fatto in un bersaglio da spolpare e da offrire in pasto senza paracadute al tribunale del popolo.
Il meccanismo della gogna veicolato dai social è lo stesso che l’opinione pubblica veicola da anni trasformando per esempio le veline delle procure in condanne di morte della reputazione del prossimo e la tempesta dentro cui è finita Giovanna Pedretti non possiamo dire che sia la causa della sua morte ma possiamo dire che sia parte di un mosaico più grande al centro del quale vi sono gli ingranaggi tossici del processo mediatico. E l’ingranaggio funziona allo stesso modo sia quando si trasforma un innocente in un colpevole da sputtanare sia quando si trasforma un piccolo peccatore in un nemico del popolo: accendi il ventilatore, metti il motore al massimo e – conclude – preoccupati soltanto di migliorare la tua reputazione distruggendo senza accortezze quella degli altri. E’ il cialtrodebunking, bellezza”.
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